Ad inizio maggio la Formula 1, dopo un mese di pausa, ha riacceso i motori, dando ai team l'occasione di tornare in pista con vetture profondamente riviste. La Ferrari, va detto, è stata tra i team che più hanno lavorato, tornando in pista con una SF-26 evoluta in quasi ogni area, con l’ambizione di provare a sfidare la Mercedes.
Eppure, malgrado un FTM rivisto, un'ala anteriore, l'ala "Macarena", un nuovo fondo e un motore aggiornato nel software, il team di Brackley, con una W17 senza novità, ha comunque centrato la quarta vittoria del 2026, staccando McLaren e Red Bull, oltre ad una Ferrari scesa nel ruolo di quarta forza in campo.
Malgrado le attese, di fatto, la Rossa ha dato la sensazione di non essere cresciuta abbastanza per competere contro i rivali. E ciò è emerso chiaramente analizzando i lap time, che hanno mostrato come la Ferrari non avesse il passo neppure per il podio.
Leclerc, infatti, ha siglato solo il quinto giro più veloce, a sei decimi da Antonelli: un grosso gap, dovuto in primis alle carenze di motore, circa 30 CV da Mercedes, che con tutta probabilità potrà essere colmato solo con il lavoro extra possibile con l'ADUO, su cui il Cavallino, con difficoltà, si sta cimentando da molti mesi.
Inutile girarci attorno, quindi: la Rossa ha vissuto un brusco risveglio dopo la sosta che aveva alimentato attese, complici anche simulazioni che, nei fatti, non sono state confermate. E su questo aspetto si è scagliato Lewis Hamilton, sostenendo come “sia questione di correlazione. Noi facciamo simulazioni, poi andiamo in pista e l'auto si comporta in modo diverso. In Cina ho avuto il miglior weekend senza simulatore...”.
Di un parere diverso da quello del sette volte campione del mondo si è detto, al podcast F1 Nation, l’ex stella IndyCar James Hinchcliffe, che ha espresso la sua sorpresa per un pacchetto di sviluppi così corposo, sostenendo come, anziché puntare il dito sulle errate simulazioni, a causare un passo falso alla Scuderia potrebbe essere stata la "troppa carne al fuoco". Troppa anche per ingegneri di primo livello.
"La regola numero 1 dell’ingegneria è quella di apportare una modifica alla volta, in modo da poter capire e isolare cosa sia effettivamente un miglioramento e cosa sia peggiore. Si tratta di montare 11 o 12 componenti diverse e questo rende davvero difficile sia il lavoro degli ingegneri sia quello dei piloti. Nulla poi funziona in maniera isolata su una macchina di Formula 1, tutto lavora insieme. Introdurre una lista così lunga di aggiornamenti è complesso”.
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