Dopo la pausa forzata di un mese, la Ferrari è tornata in pista a Miami con una SF-26 "evo" e l’ambizione di provare a sfidare Mercedes, dominatrice della stagione. Malgrado le numerose novità, però, il team di Brackley, con la W17 in versione base ha comunque centrato la quarta vittoria 2026, staccando McLaren e Red Bull, oltre ovviamente ad una Ferrari divenuta quarta forza in campo. Insomma, malgrado le attese e il lavoro, la Rossa ha dato la sensazione di non essere cresciuta abbastanza per competere contro i rivali e poter sognare in grande. Un dato che è emerso analizzando i lap time in Florida, in cui Leclerc ha siglato solo il quinto giro più veloce, a sei decimi da Antonelli: un grosso gap, dovuto in primis alle carenze di motore, di circa 30 CV da Mercedes. Un gap troppo grande che, forse, potrà essere colmato solo con il lavoro extra sulla PU possibile con l'ADUO, su cui il Cavallino si sta cimentando.
Inutile girarci attorno, a Miami la Rossa ha vissuto un brusco risveglio dopo la sosta che aveva alimentato attese, complici anche le simulazioni della vigilia che, nei fatti, non sono state confermate. E su questo aspetto si è scagliato Lewis Hamilton a margine del GP di Miami. “È questione di correlazione – ha detto Lewis - facciamo simulazioni e poi andiamo in pista e la macchina si comporta in modo diverso. In Cina ho avuto il miglior weekend senza simulatore...”. Un punto di vista condiviso anche da Rob Smedley, ex tecnico in Ferrari che ha ammesso come ciò sia "Un’esperienza demoralizzante, perché si innesca un circolo vizioso. Se manca correlazione, se la galleria o il simulatore non trovano corrispondenza con la pista, allora bisogna iniziare un processo di ingegneria inversa. Questo blocca lo sviluppo: sprechi tempo a capire perché l'auto non si comporta bene anziché svilupparla. Sei fottuto".
Un problema che sta vivendo anche la Red Bull che, dopo un pessimo avvio, a Miami sembra aver ritrovato la strada giusta (grazie ad una RB22 rivista in ogni area), tornando ad essere vicina ai team di riferimento. Eppure, malgrado ciò, i passi avanti del team inglese sarebbero potuti essere migliori, se solo i tecnici non fossero costretti e fare i conti con una mancanza di correlazione dati tra pista e galleria del vento che la attanaglia da tempo (legata a un impianto datato e in dismissione per uno moderno). E di questo ha parlato il DT Red Bull, Pierre Waché, che ha spiegato a "Motorsport.com" che "La correlazione sta andando meglio, ma stiamo lavorando con gli stessi strumenti e abbiamo stessi problemi. Stiamo cercando di massimizzare ciò che abbiamo e vedremo. Abbiamo una nuova galleria del vento che arriverà presto e spero che possa permetterci di fare un altro passo avanti. Speriamo che possa essere già in funzione e poterla utilizzare all'inizio del prossimo anno". Una analisi lucida, in cui però Waché non ha specificato quando la nuova struttura entrerà in funzione, restando molto vago sul tema.
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