Il Gran Premio di Monaco resta una sfida tecnica unica nel calendario di Formula 1. Il tracciato del Principato, lungo 3,337 chilometri e composto da 19 curve, richiede configurazioni da massima deportanza, assetti capaci di assorbire cordoli e avvallamenti e grande attenzione alla trazione, perché le barriere vicinissime non lasciano margine agli errori.
Le pochissime possibilità di sorpasso rendono le qualifiche decisive. Forse quest’anno avremmo potuto assistere a una gara diversa grazie ai boost del MGU-K, ma la FIA ha scelto la prudenza riducendo la potenza elettrica utilizzabile e impedendo l’uso delle ali mobili.
La Pirelli ha confermato le mescole più morbide, C3, C4 e C5, per garantire grip su un asfalto poco abrasivo. Alcuni tratti riasfaltati potrebbero favorire un po’ di graining nelle prime sessioni, senza però incidere in modo significativo sul weekend.
Dal punto di vista dei freni, Monaco resta poco severa: secondo Brembo l’indice di difficoltà è 2 su 5, con nove frenate al giro e solo due ad alta intensità. Le monoposto 2026, però, stanno modificando il quadro: meno carico aerodinamico e una diversa gestione dell’energia rendono le staccate più lunghe e progressive.
Anche quest'anno la nostra redazione sarà in pitlane con i suoi inviati per raccogliere ogni dettaglio con il massimo tempismo. Le prime immagini dalla pitlane sono quindi utili per capire quali soluzioni specifiche hanno portato i team: ali da alto carico, assetti meccanici estremi, configurazioni di raffreddamento e dettagli pensati per massimizzare la fiducia del pilota tra i muretti del Principato.
A Monaco, come ampiamente anticipato, non sarà possibile utilizzare l'aerodinamica attiva, ovvero le ali saranno fisse. Red Bull, Mercedes e McLaren hanno quindi colto l'occasione per utilizzare le zone sulle ali destinate agli attuatori per portare in pista delle soluzioni in grado di aumentare il carico aerodinamico, rispettando comunque gli ingombri concessi da regolamento.
Ala posteriore Red Bull con doppia aletta sul pilone centrale - Foto di circuitpics.de
La soluzione della Red Bull presenta due elementi alari fissati sopra il tradizionale meccanismo centrale.
Mercedes: complesso sistema di alette nello spazio destinato al pilone dell'attuatore - Foto di autosport.com
La Mercedes ha invece adottato una riprogettazione molto più radicale, con l’intero meccanismo centrale ridotto e sostituito da un complesso insieme di elementi alari.
Decisamente evoluta anche la soluzione McLaren, che porta un pilone con tre winglet davanti e due posteriori
Dettaglio dell'ala posteriore McLaren - Foto X @xavigazquez
Anche sulla Ferrari e sull'Audi vediamo un piccolo elemento in corrispondenza degli ingombri destinati al pilone centrale, ma si tratta di una soluzione estremamente meno sofisticata.
Piccolo winglet al centro dell'ala posteriore Ferrari - Foto X @LucianoYoma
Anche l'Audi ha sostituito l'attuatore con un pilone più rastremato e una piccola winglet - Foto X @brakeboosted
Ovviamente anche le ali anteriori presentano configurazioni da massimo carico e appendici aerodinamiche aggiuntive ovunque sia concesso. Inoltre dalle ali anteriori e dalla parte anteriore del telaio sono stati rimossi tutti gli elementi attuatori dell'aerodinamica attiva per migliorare l'aerodinamica e ridurre il peso.
Audi - Ala anteriore con attuatore dell'aerodinamica attiva e senza
Vediamo team per team le soluzioni scelte per Monaco:
Articolo in aggiornamento...
Questo è il quarto dei sei approfondimenti che proponiamo regolarmente su formula1.it per accompagnare l’avvicinamento a ogni weekend di gara: oltre alle prime immagini dalla pitlane e alle scelte di setup, trovano spazio lo studio e le informazioni Pirelli su gomme e strategie, l'analisi Brembo sui freni, la programmazione TV e streaming dell’evento, gli aggiornamenti ufficiali, oltre alla tabella delle componenti della power unit utilizzate.
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