La prima vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari é il primo punto di arrivo di un percorso iniziato mesi fa tra dubbi, critiche, cambiamenti richiesti con insistenza e una profonda ricostruzione personale. A Barcellona il sette volte campione del mondo ha conquistato il suo primo successo in Rosso e, ascoltando le sue parole dopo la gara, emerge chiaramente come questo trionfo rappresenti molto più di una semplice vittoria.
Hamilton ha raccontato senza filtri le difficoltà attraversate nell'ultimo anno e mezzo, ammettendo di aver sofferto per le critiche ricevute:
“Sono umano anch’io. Ci sono stati momenti in cui ho permesso che certe cose mi colpissero profondamente. Poi ho trascorso molto tempo con la mia famiglia e con gli amici, persone vere che non hanno mai dubitato di me. Da Natale ho intrapreso una missione. L’allenamento che ho svolto è stato più duro di qualsiasi cosa avessi mai sperimentato. Una delle cose che so è di non dover mai mettere in discussione me stesso. Devi continuare a credere in te stesso nel profondo.”
Lewis ha vinto tutto, ha disintegrato record, ma la prima vittoria in Rosso gli ha reso lucidi gli occhi, sia sul podio che nel ring delle interviste dove eravamo presenti anche noi di formula1.it
“È una sensazione fantastica essere qui adesso. Probabilmente dormirò con questa maglia rossa stanotte. È una bella sensazione avere il Cavallino lì sopra, in cima.”
Ma nell'analizzare le dichiarazioni del britannico emerge un altro aspetto particolarmente interessante. Hamilton è tornato più volte sul tema dei cambiamenti richiesti alla squadra e sulla centralità del suo contributo tecnico nello sviluppo della vettura.
Un argomento che rappresenta forse la vera chiave di lettura della crescita della Ferrari negli ultimi mesi.
“I cambiamenti che ho chiesto e per cui ho spinto per tutto lo scorso anno sono stati realizzati. Adesso ho il team giusto attorno a me, ho la macchina giusta attorno a me e ora posso iniziare a fare ciò che so fare meglio.”
Ancora più significativa è stata la risposta dedicata a Frederic Vasseur. Hamilton ha spiegato che il suo arrivo a Maranello ha rappresentato uno shock per l'organizzazione, soprattutto per il suo modo diretto di affrontare i problemi e chiedere cambiamenti.
“Il mio arrivo è stato uno shock per il sistema, perché sono una persona molto diretta quando vedo qualcosa che non ritengo corretto e spingo sempre molto forte. Fa parte della mia natura essere instancabile sotto questo aspetto. Alla fine mi ha davvero ascoltato. Ho dovuto chiedere, chiedere e chiedere ancora alcuni cambiamenti, e lui ha fatto in modo che accadessero. Gliene sarò per sempre grato, perché questa vittoria non sarebbe arrivata senza quei cambiamenti.”
Hamilton non sta parlando di un semplice adattamento alla Ferrari. Sta descrivendo un processo nel quale il team ha progressivamente recepito le sue indicazioni, modificando approcci, procedure e probabilmente anche alcune direzioni di sviluppo della SF-26.
Lo stesso britannico ha confermato che il suo coinvolgimento tecnico resta totale e che il lavoro continuerà già nei prossimi giorni.
“Sarò in fabbrica la prossima settimana, faremo tutte le analisi, parlerò con gli aerodinamici, valuteremo gli sviluppi in arrivo e l’effetto che avranno. Se necessario indirizzerò ulteriormente il lavoro nella direzione che ritengo più adatta alla vettura.”
Una frase che fotografa perfettamente il ruolo che Hamilton sta assumendo all'interno della Scuderia. Non soltanto pilota, ma anche riferimento tecnico, capace di orientare il lavoro degli ingegneri e di fungere da collegamento tra pista e fabbrica.
È un aspetto che la Ferrari cercava da tempo. Negli ultimi anni il team ha avuto piloti velocissimi, ma raramente una figura con l'esperienza, il peso specifico e la capacità di indirizzare lo sviluppo maturata da Hamilton in oltre quindici anni ai vertici della Formula 1. In fondo non aveva senso ingaggiare un sette volte campione del mondo per poi non ascoltarlo.
Non sorprende quindi che il britannico abbia vissuto questa vittoria quasi come una liberazione emotiva. Il riferimento a Michael Schumacher, alla prima vittoria in rosso conquistata trent'anni prima proprio a Barcellona, rende ancora più speciale il momento.
“Guardavo quella macchina rossa e immaginavo cosa significasse sedersi lì dentro. Essere lì con la tuta rossa, sul gradino più alto del podio, davanti a quella squadra straordinaria mentre risuonava l’inno nazionale... è stato incredibile.”
E poi la confessione finale, forse la più sincera di tutte.
“È stato meraviglioso vedere la gioia nei loro occhi e condividerla con loro. Dopo averli abbracciati ho quasi rischiato di svenire: il mio cuore stava esplodendo di felicità.”
La vittoria di Barcellona non assegna campionati e Hamilton stesso ha invitato alla prudenza, ricordando il deficit di potenza che ancora separa la Ferrari dalla Mercedes. Tuttavia questo successo certifica qualcosa di importante: il rapporto tra il pilota britannico e la Scuderia è ormai entrato in una nuova fase. Le sue richieste vengono ascoltate, il suo contributo tecnico viene valorizzato e il progetto sembra sempre più costruito attorno alle sue indicazioni. Per questo motivo il primo successo in rosso potrebbe rappresentare molto più di una semplice vittoria: potrebbe essere l'inizio di una nuova leadership tecnica in pista, qualcosa che a Maranello mancava da parecchio tempo.