Gran Premio di Spagna, tracciato del Montmeló. Il pronostico è a senso unico: troppo superiore la Williams FW18 progettata da Adrian Newey. Resta solo da capire chi avrà la meglio sul compagno tra Jacques Villeneuve e Damon Hill, autore della pole position davanti al canadese di oltre quattro decimi, mentre a quasi un secondo di distanza c'è la prima delle due Ferrari, portata in seconda fila da Michael Schumacher.
Eppure domenica è la giornata in cui cambia tutto: nuvole scure coprono il cielo di Barcellona, la pioggia cade copiosa e le temperature si abbassano drasticamente. Via alla gara: Hill parte malissimo, Schumi pure e scivola settimo, ma - approfittando anche dei ritiri di Irvine e dello stesso Hill - curva dopo curva, sorpasso dopo sorpasso, al settimo giro la Rossa è già davanti a tutti.

La pista è ormai allagata, piove a dirotto. I piloti faticano a mantenere le vetture sul manto stradale, il Kaiser invece è su un altro pianeta. Sicuro, veloce, senza la minima sbavatura. È un paio di secondi più rapido dei colleghi, ha doppiato tutti ad eccezione di Alesi e Villeneuve che lo accompagneranno sul podio della prima di 72 vittorie con la tuta rossa.
Era il 2 giugno 1996, eppure, mai come ora sembra una data così vicina per i Tifosi della Scuderia di Maranello. Sì, perchè a distanza di 30 anni esatti a trionfare per la prima volta con la Ferrari sul medesimo circuito è stato chi con Michael condivide il record di sette titoli mondiali.

Una gara "alla Hamilton", finalmente. Un ritmo devastante, degno di quell'hammer time pronunciatogli da Bono per 12 stagioni. La VSC ha dato una mano agli uomini di Maranello? Senza dubbio, ma... fino a un certo punto, con buona pace di Toto Wolff e dell'intera Mercedes. Perchè quando Lewis sente profumo di vittoria difficilmente sbaglia, proprio come l'altro pilota che col Cavallino sul cuore è diventato leggenda, legato a lui da quel filo rosso che ora sì, li unisce più che mai.