Il campionato del mondo 2026 di Formula 1 è un vero e proprio rebus. La gestione dell’energia fa impazzire tutti tra appassionati e giornalisti. Ogni volta che si cambia tipologia di circuito, quando si passa da una pista permanente a un cittadino, oppure da un tracciato così detto stop and go ad uno front-limited, veniamo attanagliati dalle stesse domande: “E adesso cosa cambia? Chi è il favorito? La Ferrari (essendo italiani, la maggior parte presumiamo abbia il cuore tinto di un bel Rosso Maranello) sarà avvantaggiata o sarà più in difficoltà?”
Domande che appunto ci rivolgiamo anche noi. A volte ci azzecchiamo, altre no. Però quando ci esponiamo facendo delle affermazioni nette del tipo: “La Ferrari sul prossimo tracciato sarà in difficoltà (ad esempio)”, lo diciamo dopo aver fatto dei ragionamenti a monte.
La difficoltà, nel riuscire a prevedere, o quantomeno ad inquadrare il livello di performance a cui assisteremo nel corso di un weekend di gara è duplice. Se fino allo scorso anno si guardava per lo più al layout, alle caratteristiche meccaniche della monoposto e al carico aerodinamico che riusciva a generare, quest’anno non basta. L’errore più grande che si può fare (già fatto quest’anno almeno 2-3 volte, ammettiamo le nostre colpe) è quello di continuare a ragionare come un anno fa.
Al termine del GP d’Austria ad esempio, pensando al GP di Barcellona, ai settori in cui Lewis è stato forte, al modo in cui si è comportata la power unit e ragionando in termine di gestione gomme, vi avevamo lasciato affermando che Silverstone sarebbe stata una tappa più favorevole alla Ferrari. Ci aspettavamo sicuramente una ripresa, con la possibilità di vederla tornare seconda forza. Affermazione che diventerebbe vera qualora Hamilton e Leclerc riuscissero a confermare quanto fatto vedere ieri. Però al momento, per questo weekend si è trattato semplicemente di pura fortuna.

Dando uno sguardo al layout di Silverstone, ragionando in termini di energia, con i tratti veloci e i rettilinei che caratterizzano il bellissimo tracciato britannico è chiaro che i motorizzati Mercedes diventino di colpo i favoriti. Nonostante la Sprint Pole di Hamilton lo sono tutt'ora. La casa di Stoccarda ha dimostrato più volte durante l’anno di riuscire a recuperare bene l’energia anche laddove le stazioni di ricarica (come le chiama Alonso) sono carenti. La Ferrari, al contrario, ha incontrato delle difficoltà su tracciati di questo tipo (vedasi Miami o anche il Giappone per certi versi).
Ragionando in settimana infatti siamo giunti alla conclusione che il Cavallino Rampante si sarebbe sì ripreso rispetto a Spielberg, ma in termini di passo gara, vedendo lo step compiuto dalla Red Bull in Austria e sapendo che la McLaren monta pur sempre una Power Unit Mercedes, non era chiaro dove si sarebbe posizionata la SF-26 nei confronti delle altre due concorrenti.
L’energia è talmente un rebus che non solo è diventato per noi impossibile prevedere l’esito delle gare, ma sta accadendo la stessa cosa anche all’interno dei box. I tecnici si interrogano e hanno i nostri stessi medesimi dubbi. Basti pensare che la Ferrari, giunta giovedì a Silverstone ha dichiarato che sia la tappa in Gran Bretagna che quella che si disputerà tra due settimane a Spa-Francorchamps sarebbero state ancora degli eventi duri da dover sostenere. Poi invece le vetture scendono in pista per le FP1 britanniche e la Ferrari risulta la migliore nel passo gara (anche se con delle riserve, leggi qui) e successivamente va in qualifica e ottiene il primo e quarto tempo con Hamilton e Leclerc.
Questa gestione d’energia ci sta mettendo di fronte ad uno scenario con zero certezze e ci sta facendo fare un sacco di figuracce. Fortunatamente siamo in buona compagnia.
Foto: X, Ferrari