Il responsabile del team Audi Formula 1, Mattia Binotto, ha chiesto alla FIA di "riconsiderare" l'ADUO, dopo che alla Mercedes è stato concesso di effettuare ulteriori aggiornamenti al gruppo motopropulsore, nonostante sia ampiamente considerato da tutti come il più potente della griglia di partenza, avendo aiutato la scuderia a vincere sette dei primi nove Gran Premi.
Tuttavia, poiché per determinare quali costruttori avranno la possibilità di aggiornare il proprio motore viene misurata solo la potenza del termico V6, la Mercedes è stata una delle case a cui è stato consentito di apportare ulteriori modifiche alla propria power unit. Al contrario, è stato quello della Red Bull Ford Powertrains ad essere definito dalla Federazione come il punto di riferimento, impedendo così ulteriori miglioramenti al di là del programma di omologazione limitato.
Ovviamente, anche la Red Bull, frustrata, ha contestato questo esito, ma ulteriori revisioni da parte della FIA non hanno modificato le sue conclusioni.
I costruttori rivali sospettano da tempo che Mercedes e Ferrari stiano limitando le prestazioni dei propri V6, sia per motivi di affidabilità sia per aggirare il sistema ADUO e, in un'intervista esclusiva concessa a Motorsport.com, Binotto ha dichiarato come, secondo la sua opinione, il sistema necessiti di una revisione.
"A mio avviso, il limite è stato quello di misurare esclusivamente le prestazioni in pista. Una vettura con un vantaggio complessivo può permettersi di non sfruttare appieno il potenziale della propria unità motrice", ha dichiarato. "È possibile, ad esempio, che la Mercedes avesse un motore con un potenziale superiore, ma non avesse bisogno di spingerlo al limite perché godeva già di un vantaggio grazie alla vettura. Se così fosse, avrebbe potuto anche guadagnare un ulteriore margine di sviluppo".
"Proprio per questo motivo ritengo che il regolamento debba essere ripensato sotto questo aspetto. Non era questa l’intenzione originaria dell’ADUO: l’obiettivo era aiutare chi era effettivamente in difficoltà, non creare situazioni in cui il vero potenziale di un’unità di potenza potesse risultare difficile da valutare".
Il sistema ADUO è entrato in vigore quest'anno proprio perché l'Audi è arrivata nel Circus di Formula 1 e, essendo nuova a questo mondo, si voleva evitare che rimanesse eccessivamente indietro rispetto a rivali molto più affermati proprio come i top team. Con grande sorpresa però la casa dei quattro anelli ha avuto un inizio di stagione discreto, al contrario di quanto fatto dall'Aston Martin, motorizzata Honda, ferma ancora a zero dopo nove weekend di gara.
Continuando il suo intervento l'italiano ha poi aggiunto: "Per quanto riguarda i risultati, non metto in discussione il lavoro svolto dalla FIA. Dispongono di tutti gli strumenti e i dati necessari per effettuare le loro valutazioni, nonostante i limiti che qualsiasi sistema di misurazione comporta inevitabilmente. Tuttavia, credo sia importante ricordare l’obiettivo originario dell’ADUO. Quando se ne discusse per la prima volta, l’idea era quella di una sorta di rete di sicurezza. Se un costruttore fosse stato molto indietro all’inizio del ciclo normativo, con le regole praticamente congelate e pochissimo margine di sviluppo, avrebbe rischiato di trascinarsi dietro quello svantaggio per cinque anni".
"Da qui è nato il concetto di convergenza delle prestazioni: consentire a chi era più indietro di avere maggiori possibilità di recuperare terreno. In definitiva, è lo stesso principio che già esiste per il telaio e l’aerodinamica. Chi è più indietro in termini di prestazioni dell’unità di potenza riceve maggiori opportunità di sviluppo per recuperare terreno rispetto agli altri e rendere il campionato sempre più equilibrato".
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