Viviamo in un’epoca strana, in cui si pensa di essere al passo con tutto e invece, non riusciamo a stare dietro a niente. Fino a qualche anno fa si credeva che l’elettrico fosse la soluzione a tutti i problemi, saremmo riusciti ad avere un futuro green, saremmo riusciti, mediante i progressi della tecnologia a cambiare il mondo. E perché no? Saremmo anche potuti riuscire a salvare il pianeta.
Purtroppo, però, le belle intenzioni poi finiscono con lo scontrarsi con gli interessi ed è lì che insorgono problemi. La Formula 1, nel suo piccolo, sta facendo il possibile per cercare di accontentare tutti e prendere la strada migliore per il futuro. A volte è facile criticare, ma bisogna tenere conto anche degli attori che tirano le fila all’interno dello sport.
Perché la F1 non è solamente uno sport. Al suo interno ha delle case automobilistiche che vogliono partecipare al campionato studiando delle soluzioni che poi possano permettere loro di essere competitivi sul mercato delle auto di serie. Assieme a loro entrano in gioco i continui cambi normativi dei Paesi nei riguardi del tema della sostenibilità. A questo vanno aggiunti i fan, il pubblico, che per la maggior parte vorrebbe solamente assistere a delle gare spettacolari senza doversi interessare di tutto il processo tecnologico e del lavoro svolto da FIA e FOM dietro alle quinte.

Ai più, questa introduzione potrà sembrare retorica. Un modo per schermare la F1 e proteggerla dalle tante critiche emerse per i regolamenti 2026. C’è un motivo però dietro tutti questi continui cambi di direzione: il passaggio che ci ha portato dai motori turbo, poi ai motori aspirati, alle power unit e infine a delle power unit con elettrico predominante sembrava abbastanza ovvio.
Ora però con i governi che in primis, dal 2010 ad oggi, in quasi 20 anni, non hanno spinto abbastanza verso l’elettrificazione, tanto che ora appare anche come una strada sbagliata, le case automobilistiche sono costrette a rivedere i loro piani. E con esse, di conseguenza, anche la F1.
Da qui il passo indietro vociferato da Domenicali e sposato dalla FIA e dai costruttori. Le norme 2026, anche se non hanno funzionato appieno sotto il profilo della gestione dell’energia, grazie all’introduzione di carburanti sostenibili, hanno permesso di constatare le potenzialità di questi combustibili, giungendo alla conclusione che si possa perfino fare uno/due passi indietro. Già dal 2017 assisteremo ad una riduzione dell’impegno del motore elettrico e forse, nella prossima era regolamentare, potremmo anche assistere ad un vero cambiamento di rotta, che ci porterà sempre ad avere delle power unit, ma con un termico molto predominante, quasi come era in passato.
Qualcuno vedrà questa cosa come frutto delle lamentele raccolte nel 2026, ma non è così. Se il futuro fosse stato sicuramente elettrico, una volta preso atto dei problemi, le squadre si sarebbero focalizzate sullo sviluppo, come già avvenuto in passato e in poco tempo avrebbero tirato fuori delle power unit potenti, affidabili e capaci di regalare ai fan uno spettacolo a livello delle precedenti generazioni.
La retromarcia è dettata da altro, dal mondo che cambia e che purtroppo, non ha ancora ben capito che direzione prendere.
La cosa positiva, guardando alla Formula 1, è che se verrà ridotto l’apporto richiesto dall’elettrico, le vetture potranno essere più leggere (risparmio di peso) e più ‘snelle’ (puoi leggere qui l’ultima dichiarazione di uno dei direttori tecnici della FIA, Nikolas Tombazis). Fattori che contribuiranno sicuramente a rendere le gare più spettacolari.
L’addio all’elettrico, almeno da parte della Formula1, potrebbe essere vicino.
Foto: Fabiovegetti.it