La Formula 1 guarda avanti, ma torna indietro. L'addio all'elettrico è vicino
Ai più, tutto questo potrà sembrare retorica. Un modo per schermare la F1 e proteggerla dalle tante critiche emerse per i regolamenti 2026. C’è un motivo però dietro tutti questi continui cambi di direzione.

12/08/2026 12:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Viviamo in un’epoca strana, in cui si pensa di essere al passo con tutto e invece non riusciamo a stare dietro a niente. Fino a qualche anno fa si credeva che l’elettrico fosse la soluzione a tutti i problemi: saremmo riusciti ad avere un futuro green, saremmo riusciti, mediante i progressi della tecnologia, a cambiare il mondo. E perché no? Saremmo anche potuti riuscire a salvare il pianeta.

Purtroppo, però, le belle intenzioni finiscono con lo scontrarsi con gli interessi ed è lì che sorgono i problemi. La Formula 1, nel suo piccolo, sta facendo il possibile per cercare di accontentare tutti e prendere la strada migliore per il futuro. A volte è facile criticare, ma bisogna tenere conto anche degli attori che tirano le fila all’interno dello sport.

La F1 non è solo uno sport

Perché la F1 non è solamente uno sport. Al suo interno ci sono case automobilistiche che vogliono partecipare al campionato studiando soluzioni che possano permettere loro di essere competitive sul mercato delle auto di serie. Assieme a loro entrano in gioco i continui cambi normativi dei Paesi nei riguardi del tema della sostenibilità. A questo vanno aggiunti i fan, il pubblico, che per la maggior parte vorrebbe solamente assistere a gare spettacolari senza doversi interessare a tutto il processo tecnologico e al lavoro svolto da FIA e FOM dietro le quinte.

Aston Martin, power unit

Ai più, questa introduzione potrà sembrare retorica. Un modo per schermare la F1 e proteggerla dalle tante critiche emerse per i regolamenti 2026. C’è un motivo, però, dietro tutti questi continui cambi di direzione: il passaggio che ci ha portato dai motori turbo, poi ai motori aspirati, alle power unit e infine a delle power unit con elettrico predominante sembrava abbastanza ovvio.

Ora, però, con i governi che, dal 2010 a oggi, non hanno spinto abbastanza verso l’elettrificazione, tanto che questa ora appare anche come una strada sbagliata, le case automobilistiche sono costrette a rivedere i loro piani. E con esse, di conseguenza, anche la F1.

Un passo indietro per andare avanti

Da qui il passo indietro vociferato da Domenicali e sposato dalla FIA e dai costruttori. Le norme 2026, anche se non hanno funzionato appieno sotto il profilo della gestione dell’energia, grazie all’introduzione di carburanti sostenibili hanno permesso di constatare le potenzialità di questi combustibili, giungendo alla conclusione che si possa perfino fare uno o due passi indietro.

Già dal 2027 assisteremo a una riduzione dell’impegno del motore elettrico e forse, nella prossima era regolamentare, potremmo anche assistere a un vero cambiamento di rotta, che ci porterà sempre ad avere delle power unit, ma con un termico predominante, quasi come in passato.

Qualcuno vedrà questa scelta come frutto delle lamentele raccolte nel 2026, ma non è così. Se il futuro fosse stato sicuramente elettrico, una volta preso atto dei problemi, le squadre si sarebbero focalizzate sullo sviluppo, come già avvenuto in passato, e in poco tempo avrebbero tirato fuori delle power unit potenti, affidabili e capaci di regalare ai fan uno spettacolo al livello delle precedenti generazioni.

La retromarcia è dettata da altro: dal mondo che cambia e che, purtroppo, non ha ancora ben capito che direzione prendere.

La cosa positiva, guardando alla Formula 1, è che, se verrà ridotto l’apporto richiesto dall’elettrico, le vetture potranno essere più leggere (risparmio di peso) e più ‘snelle’ (puoi leggere qui l’ultima dichiarazione di uno dei direttori tecnici della FIA, Nikolas Tombazis). Fattori che contribuiranno sicuramente a rendere le gare più spettacolari.

L’addio all’elettrico, almeno da parte della Formula 1, potrebbe essere vicino.


Foto: Fabiovegetti.it

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