Il Gran Premio dell'Azerbaijan ha lasciato ai tifosi Ferrari un'immagine che purtroppo dimenticheranno difficilmente.
Sulle strade della città dei venti, la Red Bull ha umiliato la Ferrari in rettilineo, con la RB26 capace di divorare entrambe le SF-26 e di giocarsi fino all'ultimo metro, con Max Verstappen, la vittoria contro la Mercedes in uno dei Gran Premi più esigenti in termini di potenza per la Massima Serie.
Uno smacco notevole, se si pensa che il propulsore che spinge la vettura di Milton Keynes è sostanzialmente realizzato da un'organizzazione che esiste da cinque anni, ma ha solamente otto mesi di attività come motorista indipendente.

Red Bull Powertrains, in soli otto mesi, ha messo in pista la propria "opera prima" in un ciclo regolamentare dai contorni totalmente ignoti, ottenendo inaspettatamente la palma della migliore unità termica.
Otto mesi di vita della Red Bull Powertrains hanno oggi messo in ombra quasi ottant'anni di esperienza della casa di Maranello nella realizzazione di propulsori ad alte prestazioni per la strada e per la pista.
Un'eccellenza che era, per il fondatore Enzo Ferrari, un fiore all'occhiello e un orgoglio condensato nella famosa frase:
"L’aerodinamica è il risarcimento per chi non sa esprimere cavalli dal motore".
E' oggettivamente difficile accettare che la Ferrari abbia ralizzato un propulsore carente in un ciclo regolamentatare nel quale il motore è così importante.
Lo schiaffo di Baku arriva, curiosamente, nella settimana in cui Christian Horner, principale artefice e promotore della nascita della divisione motoristica della squadra anglo-austriaca, lancia la sua candidatura a un ruolo nella gestione della squadra italiana, che da tempo non ha una vettura capace di giocarsi con costanza le vittorie e di puntare al campionato del Mondo.
Foto di copertina di Peter Kiss / WHYOUT Images