La mancata sosta di Lewis Hamilton (Ferrari) nel GP di Singapore durante il regime di Virtual Safety Car è diventata un vero e proprio caso per gli appassionati di Formula 1. La decisione di non fermarsi nel corso del 39° giro ha costretto il britannico a mantenere il set di Soft C5 montato intorno al 18° passaggio e a tentare di allungare lo stint il più possibile, probabilmente sperando in una seconda Safety Car, che però non arriverà.
La scelta di non rientrare ai box assieme al compagno, Charles Leclerc, ha fatto perdere al sette volte campione del mondo ogni chance di arrivare terzo sul podio di Singapore. Qualcosa per cui si è preso la colpa a fine gara. Quello che però strategicamente non si comprende è perché la Ferrari non abbia poi forzato la mano richiamandolo ai box in seguito, in modo che avesse un finale di gara competitivo.
Lewis Hamilton non prende più nemmeno in considerazione l’ipotesi di rientrare ai box e concluderà sesto, con prestazioni completamente in caduta libera, percorrendo 44 giri sulle Soft C5.
Sembra che i tecnici Ferrari e Hamilton non abbiano più dialogato tra loro dal 39° giro alla bandiera a scacchi. Una gestione drammatica da parte della Scuderia, che l’ex direttore motorsport Pirelli, attuale direttore generale ACI, ha così commentato: “Ciò che mi preoccupa maggiormente è che”, a giudicare dall’esterno, “sembra non ci sia quel giusto livello di fiducia tra pilota e muretto. La squadra aveva sicuramente più dati di Lewis…”
“Per quanto il degrado potesse essere basso, era chiaro che a un certo punto si potesse generare il cliff”. Il degrado all’inizio dello stint procede più o meno costante, poi aumenta perdendo linearità e a un certo punto aumenta talmente tanto da “togliere al pilota la possibilità di lottare con gli altri. Hamilton con le Soft ci ha percorso 44 giri…”

Mario Isola, ex direttore motorsport Pirelli, nel corso della conferenza stampa del GP di Spagna 2025
La cosa che a Mario Isola sembra strana è che: “Gli ingegneri cercano di prevedere e anticipare il cliff. Il pilota legge il momento, fa dei ragionamenti”, ma non può avere una previsione esatta di ciò che accadrà. “Deve esserci un assoluto collegamento tra pilota e muretto e soprattutto deve essere chiaro chi decide”, conclude il manager sfruttando i mezzi divulgativi di 'ACI Radio'.
Il messaggio dell’ex Pirelli è semplice: è giusto che il pilota abbia una sua visione di gara e influenzi le strategie sulla base dei feedback che riceve dalla pista. Se questo riguarda un periodo limitato nel tempo, è giusto seguire le sue indicazioni, però poi è la squadra che deve intervenire, soprattutto se il comportamento degli pneumatici non è vincolato a brevi fasi della gara, ma può cambiare col passare dei giri.
Foto copertina: Ferrari
Foto interna: Red Bull
Articolo modificato il 13.10.2026 alle ore 18.56
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