18/11/2013 12:45:13 Tempo di lettura: 5 minuti

Il trionfo di Vettel in terra d’America quasi non fa più notizia, visto il continuum inossidabile di superiorità che lui e la Red Bull sfoderano ancora una volta, sull’ennesimo tracciato differente, senza lasciare a nessuno dei rivali possibilità di insorgere (sportivamente parlando) e rovesciare un esito di gara che appare ormai predestinato a ogni appuntamento della stagione. Qui anche Webber poteva dire la sua, grazie a una pole soffiata all’ultimo proprio da Vettel, autore del solito giro monstre, stavolta migliore di un solo decimo rispetto al compagno di squadra. Alla partenza il solito copione, con Sebastian che ha subito messo in atto la fuga e chiuso i giochi, andandosi a prendere la vittoria numero 38 in carriera, l’ottava consecutiva (ormai vince da Spa)! Numeri devastanti, che come sappiamo scomodano paragoni importanti e rappresentano la maturità finale sia del pilota che della squadra, giunti quasi alla perfezione tecnica e di guida.

Si gode il momento, Vettel. Consapevole (come testimonia un team radio) che questa grandezza non durerà per sempre e quindi bisogna afferrarne ogni pezzetto con soddisfazione e gratitudine. Commosso sul podio, visibilmente emozionato e forse ancora incosciente dei numeri favolosi che lui e il suo team stanno snocciolando senza problemi, si è esibito ancora una volta nelle sue “ciambelle” che al pubblico americano tanto sono care. Tonde, senza sbavature, perfette come il suo status attuale. Nonostante la continuità assoluta di risultati, anche qui non si è trattato di un dominio violento e irraggiungibile come quello di Singapore: Vettel è stato inseguito, seppur non alle calcagna, da un formidabile Grosjean e dallo stesso Webber, che alla fine hanno chiuso il podio con lui. Entrambe le Red Bull qui sono andate forte ma la Lotus ha detto la sua in modo molto deciso, anche se con un solo pilota. Sì, perché nonostante Kovalainen fosse apparso discreto al sabato, in gara ha dimostrato di non poter reggere bene il ritmo dei rivali, chiudendo quindicesimo. Viene da chiedersi: Valsecchi non avrebbe fatto meglio? Tornando a Grosjean, il suo gran premio è stato un’altra perla del 2013. Grande partenza, nessuno sbaglio e un ritmo tale da infilarsi tra le due Red Bull (impresa non da poco, non dimentichiamolo) e chiudere alle spalle di chi ha dominato gli ultimi quattro mondiali… La perdita di Raikkonen sarà compensata dalla maturità favolosa che il francese sta finalmente dimostrando di aver raggiunto.

Purgatorio a metà per la Ferrari: se Felipe Massa ha chiuso tredicesimo, lamentandosi al sabato di non precisati problemi alla vettura e dimostrando un certo nervosismo, Fernando Alonso ha guidato ancora una volta molto bene, al limite delle possibilità avute quest’anno. Da manuale i sorpassi cattivi, di testa, fatti ai danni delle due Sauber nella prima curva, con un incrocio di traiettorie visivamente e tecnicamente stupendo, ripetuto due volte in attacco e una in difesa. Un quinto posto alle spalle di Hamilton, inseguito da vicino, che più di questo difficilmente poteva essere. La Ferrari ha da tempo tirato i remi in barca per concentrarsi sulla difficile sfida dell’anno prossimo. La lotta con la Mercedes per il secondo posto nel Costruttori, però, sembra quasi compromessa: quindici punti da recuperare a San Paolo non sono pochi visto lo status delle Rosse e la competitività della scuderia tedesca. Competitività che comunque oggi è stata dimezzata: se Hamilton ha corso vicino ai primi, Rosberg ha chiuso faticosamente in nona posizione.

Sulla pista texana di Austin, il Circuito delle Americhe, va così in archivio la penultima prova del mondiale 2013, che si concluderà già questa domenica in Brasile a San Paolo. E’ facile comprendere l’emozione di Vettel anche per un altro motivo: l’America sa emozionare, con il suo inno splendidamente cantato prima del via, con le sue immagini tipiche, con la bandiera “Stars and Stripes” reperibile quasi ovunque e con tanto pubblico a far da cornice. Non ultima, la pista. Un tracciato molto bello, “anomalo” visto che tutte le piste di nuova generazione hanno un percorso quasi asettico. Qui no. Qui la magia americana ha forse fatto un piccolo grande miracolo. E Sebastian Vettel, con la sua gara, ha fatto parte di questa magia.

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