The Italian Job

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Sono stati episodi legati alle scuderie italiane a decidere il Gran Premio d’Inghilterra

A pensar male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca”, diceva un noto statista italiano, ma è indubbio che il sesto successo di Lewis Hamilton (8) “a casa sua” sia dovuto a qualcosa di più che alla indiscussa bravura e alla fortuna.

Bottas (9), indomito nel tenerlo a bada nelle prime tornate (complimenti alla regia internazionale, che ha inquadrato per una decina di secondi i due della Mercedes, racchiusi costantemente in un secondo) è stato penalizzato a) da un’incomprensibile strategia che gli ha imposto un doppio pit-stop; b) da una safety-car uscita in tempi troppo sospetti. Comunque, anche senza l’incidente occorso al povero Antonio Giovinazzi (sv), il finlandese avrebbe avuto pochissime chance di salire sul gradino più alto del podio. Nonostante, nel complesso, si sia comportato meglio di Hamilton nel corso del week-end. Per non rischiare i commissari hanno deciso di far scendere in pista la macchina di sicurezza pochi metri prima della corsia dei box, giusto per dare il contentino alla folla oceanica che ha invaso Silverstone in questo fine settimana.


L’ottava(!) doppietta Mercedes in dieci Gran Premi da infine la dimensione di quanto sia patetico questo campionato, e il giro veloce di Hamilton all’ultimo passaggio dimostra il vero divario sulla concorrenza. Nonostante questo, nelle retrovie, abbiamo visto dei talenti pronti ad accendere lo spettacolo. Ci stiamo riferendo ovviamente alla coppia Verstappen (9)-Leclerc (10) che, non più tardi di un paio di settimane fa, avevamo paragonato al duo Senna-Prost. Anche oggi ci hanno deliziato con una serie di duelli all’ultima ruotata e stavolta la fortuna è girata a favore del professorino.

L’incredibile prova di forza mostrata dal monegasco nel tenersi dietro una Red Bull decisamente più veloce era stata vanificata dall’ennesima vaccata del muretto Ferrari (1); in fondo però eravamo stati contenti per lui perché pensare di tenersi alle spalle un leone per più di metà gara aveva dell’inumano. Magic Max ha dato ennesimo sfoggio dei muscoli con un sorpasso ai limiti del nerboruto. Ma ancora una volta l’applausometro domestico dice che Charles ha vinto il duello perché dopo aver fatto i miracoli per non far passare Verstappen ne ha fatto un altro per superare l’altra Red Bull di Gasly (8), al miglior risultato della carriera.

Nessuno dei due aveva fatto i conti con Sebastian Vettel (2). Tanto bravo nel non ascoltare i deliri degli ingegneri di pista quanto… (beh, inseriteci l’aggettivo che preferite, a no nel tamponare il giovane olandese. A questo punto non ci sono più scusanti: è evidente che il tedesco non è in grado di competere a certi livelli o quantomeno reggere certi tipi di pressione. La macchina non c’è, la squadra non lo aiuta e il compagno lo pungola in ogni qualifica. Forse, al posto di Hamilton, ne riuscirebbe a replicare i risultati. Ma in una realtà dura come quella della Ferrari l’unico scopo a cui è servito il suo ingaggio, quello di sostenere le vendite in terra tedesca, si è esaurito da tempo.

Di rimpiazzi non ne mancano: e non ci riferiamo solo all’ipotesi indecente di Fernando Alonso, che pure vorremmo rivedere a bordo di una monoposto di Formula 1, ma molto più banalmente di chi ne ha preso il posto, come Alexander Albon (6), Lando Norris (7), ma anche i più “vecchi” Sainz e Ricciardo (voto 8 ex aequo), appaiati sino all’ultima curva.

Siamo infine molto contenti per l’Alfa Romeo che si può consolare del ritiro della Giulia di Giovinazzi con l’eccellente ottavo posto della Stelvio di Raikkonen (9): oggi davvero non poteva ottenere di più dal suo cuore sportivo.

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