1000 di questi Gran Premi

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Mentre la Ferrari trova il tempo di festeggiare le mille partecipazioni ad un Gran Premio di Formula Uno a Firenze, le emozioni, quelle vere, si sono vissute a pochi chilometri di distanza. Il Mugello ha riavvolto le lancette del tempo di una ventina ...

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Mentre la Ferrari trova il tempo di festeggiare le mille partecipazioni ad un Gran Premio di Formula Uno a Firenze, le emozioni, quelle vere, si sono vissute a pochi chilometri di distanza. Il Mugello ha riavvolto le lancette del tempo di una ventina d’anni, con incidenti spettacolari, bandiere rosse e addirittura tre partenze da fermo. Il confine tra i meriti di una pista d’antan e le circostanze fortuite (e scellerate, come la linea di ripartenza dopo la safety car) sono molto sottili, ma ciò che conta è che abbiamo assistito ad una gara combattuta e aperta, almeno fino alla terza posizione. Le prime due sono state una faccenda per le Mercedes (10 e lode) e quindi l’esito era scontato.

Lewis Hamilton (10) ha fatto Lewis Hamilton, ossia ha dominato dall’inizio alla fine, rimediando, anche con un pizzico di fortuna (quella che gli era mancata a Monza) ad un paio di partenze non eccezionali, mentre Valtteri Bottas ha fatto Valtteri Bottas, ossia il maggiordomo, lasciando aperta la porta al secondo start, scattando ancora peggio al terzo e mandando in fumo tutti i sogni di gloria vanamente coltivati. Con questo successo l’inglese si porta ad una sola distanza dal record di Schumacher e, a dio piacendo, tra un mese o giù di lì metteremo il punto alle discussioni su chi sia il pilota più forte. I toni rassegnati non devono tuttavia sminuire il talento di Hamilton che dimostra, a trentacinque anni suonati, di essere ancora l’uomo da battere, a bordo ovviamente di un’astronave che gli permette di fare quello che desidera. Record che difficilmente potranno essere migliorati, perché (si spera), in futuro un dominio così prolungato di una singola scuderia dovrebbe essere scongiurato dalla nuova filosofia di Liberty Media che, nell’attesa di raccogliere i frutti di uno stravolgimento tecnico inizialmente previsto per l’anno prossimo e poi rinviato al 2022 (con la concreta possibilità, per Lewis, di ottenere l’ottavo titolo mondiale ed issarsi così laddove nessuno è riuscito), sta provando a rendere più equilibrate le gare con la direzione di gara dell’eccellente Michael Masi (10 e lode) che avevamo celebrato non più tardi di una settimana fa e a cui rinnoviamo i complimenti per le decisioni prese anche oggi.


Albon (8) tiene a galla la Red Bull dopo il KO tecnico di Verstappen (sv): per il tailandese si tratta del primo podio in carriera, in grado al momento di scongiurare lo spettro di Gasly (sv), passato dalle stelle alle stalle nello spazio di un week-end.

Ricciardo (9), vicino a riportare la Renault in terza posizione dopo ere geologiche, si starà forse pentendo di aver firmato per la McLaren, considerando i grandi progressi che la scuderia che l’anno prossimo si chiamerà Alpine ha dimostrato di fare dall’inizio della stagione. Alle sue spalle è arrivato Perez (8) che ha annunciato l’interruzione dei rapporti con la futura Aston Martin con un risultato di gran classe.

Scorriamo la cortissima classifica per trovare, in nona posizione, il fantastico Kimi Raikkonen (9) che, senza i soliti disastri del muretto Alfa Romeo (2), sarebbe riuscito addirittura ad arrivare ottavo: punti comunque preziosissimi per respingere gli attacchi della catastrofica Haas (1) e della rediviva Williams (7) all’ottavo posto della classifica costruttori.

Arriviamo quindi al capitolo Ferrari; più che al capitolo bisognerebbe dire al cantico dantesco. Se, fino a qualche gara fa, la domanda era se la stagione della scuderia di Maranello potesse essere la peggiore della settantennale storia in Formula Uno, il Gran Premio di casa ha fugato ogni dubbio. Leclerc (7) e Vettel (5) sono finiti in zona punti solo per i tanti ritiri: oggi le rosse (vinaccia) erano addirittura più lente delle Williams. Il sesto posto in classifica costruttori è a serissimo rischio (Alpha Tauri è a tredici punti) e quel che lascia tramortiti è la totale inedia del progetto e degli uomini. Laddove gli altri team, Mercedes in testa, portano aggiornamenti ad ogni gara, la SF1000 si ripresenta immutata, immobile nel tempo e nei tempi. Davvero non si capisce cosa stia facendo il reparto corse: sono tutti in cassaintegrazione? Sono state sottratte risorse per il SUV del Cavallino? Sono al lavoro sul progetto 2022 (su cui non si può ancora lavorare)? Sono finiti i soldi? Sono tutti in carrozzeria per trovare il colore più d’effetto? La monoposto 2021 saranno un’evoluzione delle attuali e pensare di vivere un’altra stagione come questa (che, è bene ricordarlo, è appena arrivata al giro di boa!) equivale a non presentarsi. In un quadro tanto squallido troviamo onestamente fuori luogo le celebrazioni in grandi stile, passerelle utili solo a rievocare un cimitero degli elefanti.

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