L’avversario invi(n)sibile
Nico Rosberg, l’unico in grado di batterlo dall’inizio dell’era ibrida, non perde occasione di ricordarlo: per avere la meglio su Lewis Hamilton (6) non devi commettere il minimo errore.

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Oggi abbiamo avuto la conferma che probabilmente non è sufficiente nemmeno la perfezione contro un’arma invisibile (ma neanche tanto) e invincibile che risponde al nome di fortuna. L’abbiamo scritto più volte anche nel recente passato, ma una tale dose di culo concentrata su unico pilota non l’avevamo mai vista in oltre trent’anni di passione per le corse.

Il casus belli è ovviamente il contatto con Max Verstappen (9), destinato a segnare il destino del campionato e, con ogni probabilità, ad entrare negli almanacchi, climax di un intreccio rovente che si è sviluppato sin dallo spegnimento delle luci rosse. L’olandese è uno che non le manda a dire: lo sanno tutti e lo sa bene anche il campione del mondo, più volte preso a pesci in faccia nelle ultime settimane; a maggior ragione avrebbe dovuto alzare il piede per evitare di colpire la posteriore destra della Red Bull. Tralasciando gli inopportuni accostamenti con il contatto Prost-Senna a Suzuka ’90, che fu un vero e proprio agguato teso a mente fredda dal pilota brasiliano, in questo caso si può parlare di incidente di gara in cui la colpa prevalente è imputabile proprio alla Mercedes, essendo stata, seppur di poco, alle spalle della monoposto che era in testa. È vero che Verstappen si è comportato come se non ci fosse stato nessuno al suo interno, ma l’unico modo per evitare il contatto sarebbe stato quello di far passare Hamilton, ipotesi onestamente impraticabile.


Insomma, che la penalità fosse da infliggere a Lewis l’hanno capito proprio tutti, persino i commissari che però ci hanno impiegato la bellezza di un’ora (a gara ferma!) per comminare la sanzione. Certo, averla inflitta a un inglese nel Gran Premio di Gran Bretagna è di per sé un atto eroico, ma nel complesso riteniamo giusti i dieci secondi di penalità che Hamilton ha dovuto scontare prima di cambiare le gomme. Naturalmente non sono dello stesso avviso gli amici della Red Bull che invocano severissime squalifiche, consapevoli del fatto che questi venticinque punti persi in un colpo solo da Verstappen (in una gara ha dilapidato il vantaggio costruito in mezzo campionato) sono dolorosissimi. Ma più che con la Federazione i nostri eroi dovrebbero prendersela con la fortuna di Hamilton che è ha mandato un avversario all’ospedale senza colpo ferire. Certo, magari due parole per sincerarsi sulle condizioni di salute dell’avversario poteva anche spenderle, se non altro in nome del “vulemose bene” che va predicando da quando vince mondiali a mani basse, ma dell’indole del popolo d’Albione abbiamo già avuto ampia dimostrazione una settimana fa e abbiamo capito che la classe non è di casa da quelle parti. Piuttosto auguriamo a Max di potersi riprendere rapidamente e di essere in pista già in Ungheria, e soprattutto che non cada nella tela tessuta da Hamilton che gli ha fatto sapere che il piede non lo alzerà più.

Ad approfittare dell’ambaradan del primo giro è stato il superlativo Charles Leclerc (10 e lode) che ha accarezzato il sogno di portare un catorcio alla vittoria sino a due giri dal termine. Un successo che avrebbe avuto del metafisico, ma che il monegasco non è riuscito a concretizzare trovandosi nel mirino di un missile terra aria spinto da un pubblico in visibilio. Alla fine, il secondo posto è tutto grasso che cola sul piatto di Binotto, furbo nel rimarcare il riscatto dopo la catastrofica trasferta transalpina, tralasciando il fatto che Sainz (6), per quanto azzoppato da una sosta ai box degna della migliore Minardi, si è comunque piazzato nel posto che compete alle Ferrari, ossia dietro alle due McLaren di Norris (8) e Ricciardo (7).

Valtteri “tengo famiglia” Bottas (5) si è guadagnato la riconferma per il 2022, con tanto di benedizione di Lewis (saranno mica state le sue fulminee partenze a garantirgli un tale riconoscimento?), ma l’altro eroe di giornata è Fernando Alonso (10) che con la lenta Alpine si è tenuto dietro le corrazzate Honda e Mercedes che per oltre mezza gara gli hanno fatto sentire il fiato sul collo.

Male le Alfa Romeo, con Raikkonen (4) autore di un altro contatto evitabile, malissimo Perez (2), mai in grado di lottare per la zona punti e ancora peggio Sebastian Vettel (1) che ci ha deliziato con la specialità della casa, il testacoda che, guidando una simil-Mercedes, non avrebbe più commesso.

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