A me la F1 vegana non piace
Non tiro in ballo le solite motivazioni romantiche da nostalgico del rumore, dell'olezzo di benzina, dei regolamenti non ancora castranti. Stavolta dico che assistere a un serpentone di gestori dell'affidabilità e delle ricariche è frustante

08/03/2026 06:55:00 Tempo di lettura: 2 minuti

Quando ero ragazzino mi regalarono la mitica pista Polistil, quella con le manopole che si schiacciavano per accelerare, il tratto di parabolica, le paratie bianche e la chicane. Un mito. In curva dovevi alzare la manopola, ossia l'acceleratore, per poi pigiare sul rettilineo. Ora che ci penso, è come se me l'avessero regalata di nuovo, solo che stavolta ho dovuto caricare la sveglia per le 4:45 del mattino. Senza manopole.

A me questa Formula Uno "vegana" non piace e stavolta non tiro in ballo le solite motivazioni romantiche - che restano degne - da nostalgico del rumore, dell'olezzo di benzina, dei regolamenti non ancora castranti. Stavolta dico che assistere a un serpentone di gestori dell'affidabilità e delle ricariche della parte elettrica è frustante per un pubblico che, sempre di più, al posto dell'adrenalina provocata dai vari duelli in pista, avverte l'emicrania crescente provocata dalle fumisterie regolamentari che ora fanno sembrare un sorpasso ciò che in realtà è una sfasatura tra la ricarica dell'uno e l'accelerazione dell'altro che arriva da dietro. O qualcuno pretende che la richiesta di spettacolarità possa essere soddisfatta solo dal rischio di tamponamenti?

Come se non bastasse, la questione del motore Mercedes, in grado di rifilare quasi un secondo al giro agli avversari, con il sovrappiù del carburante "intelligente", diciamo così.

E Verstappen non dovrebbe annoiarsi?

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