Essere i migliori, oggi, in Formula 1 non è solo una questione di Power Unit, ne tantomeno di software... La differenza passa, ad esempio, anche dal modo in cui si affrontano le curve e da come si torna sul gas. Dettagli solo in apparenza marginali, ma aventi un impatto diretto e significativo sul consumo di energia e - di conseguenza - sull’efficacia complessiva della monoposto.
È proprio in questo contesto che si inserisce la forza attuale della Mercedes; il team di Brackley sembra infatti aver interpretato meglio degli avversari il legame tra guidabilità e gestione dell’energia, riuscendo ad adattarsi con maggiore precisione alle richieste dei tracciati sin qui affrontati tra test e weekend di gara.
Uno degli elementi più evidenti è la gestione dell'elettrico, in particolare nella fase di derating, dove - durante le fasi di super clipping la PU è costretta a ridurre l’erogazione - il motore di Brixworth riesce a mantenere un livello di potenza più elevato rispetto alle altre unità motrici. Vantaggio, questo, che si traduce in una maggiore continuità di spinta, soprattutto nei tratti in cui gli avversari iniziano a perdere efficienza.

Da qui si genera un delta prestazionale che, in certi punti della pista, diventa estremamente significativo; nei tratti veloci - come il rettilineo di Shanghai che collega curva 13 alla 14 - il vantaggio si concretizza in diversi decimi costruiti non tanto su un singolo picco di velocità, quanto sulla capacità di sostenere la prestazione più a lungo.
Ridurre tutto a Power Unit e batteria, però, è assai superfluo. La bontà di Mercedes si estende anche al telaio che consente alla vettura di presentarsi fin da inizio weekend con un bilanciamento molto buono: aspetto confermato dalla facilità con cui entrambi i piloti riescono a trovare subito il ritmo, risultando competitivi sin dalle prime fasi delle prove libere.
È proprio questa combinazione tra efficienza energetica, gestione dell’erogazione e solidità del pacchetto telaistico - quindi - a definire una superiorità che, al momento, appare difficile da contrastare. Più che un vantaggio sporadico, quello della squadra di Toto Wolff è semplicemente il risultato di un sistema che funziona in ogni sua componente.
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