Russell allo specchio: tra sfortuna e il bisogno di ritrovarsi
11/06/2026 20:08:00 Tempo di lettura: 4 minuti

George Russell sta vivendo un inizio di stagione in cui episodi fuori dal suo controllo hanno distorto il suo vero livello, minando fiducia, continuità e risultati. Dopo Monaco ha scelto di cambiare prospettiva: non inseguire più spiegazioni, ma ricostruire istinto, leggerezza e identità, convinto che il suo valore emerga solo quando smette di forzare e torna a guidare come sa fare. È una svolta mentale che non cancella ciò che è successo, ma gli permette di guardare avanti con una lucidità nuova.

 

“Non posso controllare tutto”: accettare la sfortuna e ritrovare equilibrio

Russell allo specchio: tra sfortuna e il bisogno di ritrovarsi

Russell non ha cercato spiegazioni per Monaco.

«È passato, non posso farci nulla», dice con una sincerità che sorprende. È un modo per proteggersi, ma anche per riconoscere che certe battaglie non si vincono. La penalità scontata sotto bandiera rossa, il motore che si rompe, la safety car che arriva nel momento sbagliato: sono elementi che non può controllare e che hanno cambiato il risultato in più di un'occasione.

Quando ripensa al suo percorso emerge un dettaglio che ridisegna tutto: in una stagione “neutrale”, senza episodi sfortunati, avrebbe già tre podi in più, forse cinque su sei gare, forse un paio di vittorie nelle sprint. È un pensiero che non consola, ma che restituisce proporzione. Il lavoro con il suo psicologo della performance – sei anni di percorso – gli permette di leggere le emozioni con lucidità.

«Se fossi a sessanta punti di distacco per colpa mia, sarebbe diverso. Ma almeno quarantacinque non dipendono da me».
E quando cita Rafael Nadal e Ronaldinho, lo fa per ricordare a sé stesso che anche i più grandi attraversano stagioni storte, tornei difficili, momenti in cui nulla funziona. È un modo per normalizzare la fatica, per accettare che la strada non sia sempre lineare, con la consapevolezza di avere le capacità per tornare a dettare il passo.

 

Ritrovare l’istinto: gomme, stile di guida e la scelta di non inseguire ossessioni

A Monaco aveva parlato di adattamenti nello stile di guida, ma ora rilegge quelle parole con più calma. Le gomme 2026, con pressioni mai viste prima, hanno cambiato il comportamento della vettura, ma non sono il problema.

«Probabilmente sono stato troppo severo parlando a caldo», ammette. La verità è che a Monaco non aveva fiducia, né nelle gomme né nella macchina. E Monaco, quando non ti fidi, ti punisce senza pietà.

Per questo ha deciso di tornare a un approccio più istintivo:

«L’anno scorso guardavo raramente i dati. Salivo in macchina, guidavo e tutto funzionava».
È un ritorno alle origini, quasi un reset mentale: fidarsi del proprio corpo, del proprio cervello, di quel processo inconscio che un pilota sviluppa negli anni. Racconta un episodio al simulatore: un giorno intero a Barcellona, poi il giorno dopo due secondi più veloce al secondo giro.

«Il cervello aveva semplicemente assimilato tutto».
È lì che vuole tornare: a un’evoluzione naturale, non ossessiva.

Eppure, mentre riconosce il momento straordinario di Kimi Antonelli, sottolinea che il suo stile non è cambiato. È la macchina che si adatta a lui, non il contrario. E sa che succederà anche per il pilota italiano, come è già successo a Melbourne e in Cina.

 

Russell non può essere definito un pilota in crisi. Ha perso punti e occasioni, ma non per sue colpe. E questo deve essere il punto da cui ripartire.
La pressione è svanita, l’istinto sta tornando, la fiducia deve essere ricostruita sessione dopo sessione.

Non si tratta di una promessa, ma di una possibilità che deve saper cogliere.

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