La vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona è stata il risultato di un lavoro ampio ed articolato, che ha coinvolto gran parte della SF-26. Modifiche che, in base alle nostre fonti, la Ferrari aveva approvato dopo i dati raccolti in Giappone con le preziose indicazioni proprio del sette volte Campione del Mondo.
I dati emersi nel weekend spagnolo raccontano infatti di una SF-26 capace di compiere un passo avanti ben superiore ai circa due decimi inizialmente stimati dai tecnici per questo pacchetto di aggiornamenti, con un guadagno complessivo che, secondo diverse valutazioni del paddock, potrebbe essersi avvicinato ai sei decimi.
Una crescita che trova spiegazione in un pacchetto tecnico estremamente complesso, tra ala anteriore, fondo e sidepod, composto da modifiche aerodinamiche evidenti, ma anche da interventi meno visibili e forse ancora più interessanti.
Tra gli aggiornamenti che sono finiti in minor misura sotto la lente d'ingrandimento c'è sicuramente quello relativo ai nuovi cerchi posteriori BBS introdotti a Barcellona. Si tratta di una modifica che non compare nella documentazione FIA, poiché non rientra tra gli aggiornamenti che i team sono obbligati a dichiarare nella "display car procedure", ma la sua introduzione era stata indirettamente anticipata dalla stessa Pirelli nel materiale informativo distribuito prima del weekend.
Le immagini emerse dopo il Gran Premio mostrano infatti una configurazione differente rispetto a quella utilizzata dalla Ferrari nelle prime gare stagionali. I nuovi cerchi sembrano presentare una geometria rivista dei raggi, una soluzione che potrebbe avvicinarsi ai concetti già visti su altre vetture della griglia.
I nuovi cerchi BBS portati dalla Ferrari a Barcellona - Foto di @carpentiera_f1
Il motivo è piuttosto semplice. Uno dei principali limiti della SF-26 nelle prime gare era rappresentato dalla difficoltà nel controllare il surriscaldamento degli pneumatici posteriori. Il problema era emerso chiaramente a Miami e Monaco, mentre in Canada le temperature particolarmente basse avevano parzialmente mascherato la criticità.
Quando si parla di degrado termico delle gomme si tende spesso a concentrarsi esclusivamente sullo scivolamento dello pneumatico e sui carichi aerodinamici. In realtà una parte significativa del calore arriva anche dall'impianto frenante, con l'energia termica che si propaga attraverso il cerchio fino alla struttura della gomma.
L'aggiornamento ai cerchi è rivolto a mitigare questo problema. L'obiettivo sarebbe quello di migliorare il controllo dei flussi termici tra freni, cerchio e pneumatico, mantenendo più stabile la temperatura della gomma posteriore e riducendo il rischio di surriscaldamento nelle fasi più critiche della gara.
Non si tratta certamente di una soluzione miracolosa, ma di uno di quei dettagli che possono contribuire a costruire un vantaggio importante quando vengono integrati in un pacchetto tecnico coerente.
Se i cerchi rappresentano il dettaglio meno visibile, il vero fulcro dell'aggiornamento resta il profondo lavoro svolto sul fondo vettura.


Dettagli del nuovo fondo Ferrari - Foto di @carpentiers_f1 e @brakeboosted
La Ferrari ha introdotto un'importante revisione del bordo d'attacco anteriore, con modifiche ai profili e alle appendici laterali incaricate di gestire i vortici che sigillano il fondo. Cambiamenti che hanno l'obiettivo di rendere più stabile il flusso aerodinamico nelle diverse condizioni di assetto e di aumentare il carico generato dal sottoscocca.
A rendere stabile la piattaforma che ha portato tanto nuovo carico al posteriore a Barcellona ha esordito una nuova ala anteriore con diversi cambiamenti nei deflettori della parte esterna dove ha adottato l'aletta orizzontale superiore (finora mai utilizzata) e un piccolo deviatore sul bordo di uscita. Nuovo anche l'attuatore dell'ala mobile, per un movimento più fluido e maggiore equilibrio nel transitorio. Modificato anche il disegno dei canali sotto le parti esterne dell'ala per una migliore gestione dei flussi.
Accanto a questi interventi è arrivata anche una revisione dei sidepod, ora leggermente più voluminosi rispetto alle configurazioni precedenti. Una scelta che potrebbe sembrare controcorrente, ma che punta a migliorare la qualità dei flussi diretti verso la parte posteriore della vettura e ad aumentare la stabilità aerodinamica complessiva.
Il risultato è una SF-26 capace di produrre più carico aerodinamico, scivolare meno e mettere meno energia negli pneumatici, con benefici immediati sia sul giro secco sia sulla gestione delle gomme durante gli stint più lunghi.
Un altro aspetto interessante riguarda il lavoro svolto internamente alla vettura. Alcuni interventi effettuati sotto il cofano hanno consentito agli ingegneri di Maranello di ridurre le aperture dedicate al raffreddamento rispetto alle prime gare della stagione.
A Barcellona la SF-26 si è presentata infatti con una carrozzeria particolarmente chiusa ed efficiente, segnale evidente di una migliore gestione delle temperature interne.
La SF-26 è sembrata fin da subito una monoposto dal potenziale incompiuto. Alcune difficoltà iniziali avevano spesso nascosto le qualità del progetto, che ha dimostrato avere ampi margini di miglioramento.
La vittoria di Hamilton è quindi il risultato di una serie di interventi che hanno lavorato nella stessa direzione: aumentare il carico, migliorare la gestione delle gomme e rendere la SF-26 più efficiente.
Se i riscontri ottenuti a Barcellona saranno confermati anche su piste diverse e particolarmente severe per il retrotreno come Spielberg, allora la Ferrari potrà davvero iniziare a credere che il salto visto in Spagna non sia stato un episodio isolato, ma l'inizio di una nuova fase della stagione, anche e soprattutto considerando gli step ADUO cge porteranno a potenziare il motore.