Il GP d’Austria, probabilmente finirà tra le tappe anomale nella storia del mondiale della Ferrari. Il Cavallino Rampante, finora aveva sempre performato ad alti livelli. O quasi almeno. Saldamente seconda forza del mondiale, basti pensare che per la squadra italiana è stata la prima volta, quest’anno, al Red Bull Ring, che si è vista passare avanti da Mercedes, Red Bull e McLaren contemporaneamente.
La Ferrari ha vissuto un momento di crisi dovuto ad una concomitanza di fattori. Una power unit che ha sottoperformato a causa della turbina, e un assetto incredibilmente difficile da trovare a causa del gran caldo che ha interessato il territorio della Stiria per tutto il weekend.
Ciò che ci ha portato oggi a dire che l'impresa Red Bull ha basi più solide di quella Ferrari (leggi qui) non sta nel fatto che ci siamo rimangiati quanto detto dopo il GP di Barcellona. La storica scuderia italiana ha fatto uno step in avanti importante grazie agli aggiornamenti portati in pista negli ultimi appuntamenti, purtroppo però, le sue perrformance dipendono troppo, ancora, da una mancanza di comprensione, ormai radicata all’interno del team, di alcuni aspetti tecnici estremamente importanti al conseguimento, con costanza, di determinati risultati.

Sono anni che la Ferrari si porta dietro delle grandi lacune nella conoscenza degli pneumatici. L’aspetto che più preoccupa delle performance viste ieri è che i piloti del Cavallino sono andati meglio con le Soft C5 (mescola che viene usata abbastanza occasionalmente) rispetto ad esempio alla Hard C3, specifica Pirelli presente a tutti i GP della stagione. Prendere atto di questo mette il team e gli addetti ai lavori di fronte ad uno scenario molto complesso da commentare, da descrivere e anche da prevedere.
Detto ciò, ci aspettiamo altri exploit, come quello di Barcellona, da parte della Ferrari, nelle prossime gare. Probabilmente però sporadici e occasionali. Prestazioni auliche alternate da GP indigesti, stile Austria, che oltre al compromettere l'umore del team, potrebbero rendere difficile alche il mantenimento della seconda posizione iridata.
Foto: Fabio Vegetti