La rivoluzione copernicana rappresentata dal regolamento di Formula 1 2026 ha impattato su moltissimi aspetti tecnici e sportivi delle competizioni.
I cambiamenti più evidenti, e divisivi, si sono avuti sul fronte Power Unit e sulla cronica carenza di energia che ha profondamente modificato il volto della massima serie, l’interpretazione dei circuiti e anche lo stile di guida dei piloti, in particolar modo in qualifica.
In tutto questo, però, molti altri cambiamenti e le relative problematiche sono rimasti in secondo piano.
È il caso degli pneumatici introdotti specificamente per questo regolamento e progettati per adattarsi alla presenza dell'aerodinamica attiva.

Come riportato in un recente articolo da The Race, le pressioni medie adottate dalle nuove coperture sono mediamente di 3 - 4 psi (0,2 - 0,3bar) maggiori rispetto all’anno precedente. Una scelta precisa, operata da Pirelli per garantire la resistenza dello pneumatico anche nel malaugurato caso in cui il sistema “straight mode” dovesse avere malfunzionamenti.
Per quanto si tratti di una decisione condivisibile e a favore di sicurezza, non ha tuttavia incontrato il favore dei piloti che hanno segnalato surriscaldamento, degrado e scarso grip soprattutto in relazione all’enorme potenza disponibile grazie all’accresciuto contributo elettrico.
Alcuni piloti si sono infatti espressi in maniera critica e più o meno diretta: Russell le ha definite le gomme con le pressioni più alte con cui abbia mai corso, Norris ne ha lamentato la scarsa fluidità nella transizione tra frenata e curva, Bearman le ha paragonate a grossi palloni.

La Pirelli avrebbe proposto una modifica al regolamento in cui si sarebbero ridotte le pressioni a patto che, in caso di malfunzionamento dell’aerodinamica attiva protratto per cinque giri, si fosse esposta la bandiera nero/arancione al pilota coinvolto, obbligandolo al rientro ai box. Per operare questa modifica, potenzialmente già dal Gran Premio d’Olanda, sarebbe stato necessario il voto favorevole della maggioranza dei team i quali, tuttavia, hanno votato contro la proposta per non influenzare in negativo la competitività raggiunta dalle proprie vetture.
Il capo ingegnere di Pirelli, Simone Berra, non è parso sorpreso della bocciatura della proposta e ha dichiarato:
“La maggioranza dei team ha deciso di mantenere le pressioni più alte e, per noi, va bene così. Abbiamo spiegato più volte che le ragioni di queste pressioni risiedono nella gestione di un potenziale problema durante la straight mode cosa che, a onor del vero, si può verificare molto raramente. Per noi si tratta semplicemente di stabilire quale procedura prendere in considerazione nella definizione delle pressioni degli pneumatici e continueremo a basarci sullo scenario peggiore.”
La questione sembra quindi archiviata, ma potrebbe riproporsi già dal prossimo anno non appena il tema dell’energia cesserà di essere centrale, l’aerodinamica attiva non rappresenterà più una novità e il fattore gomme tornerà al suo ruolo cruciale.
Foto copertina f1pressarea.pirelli.com
Foto interna f1pressarea.pirelli.com
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