In occasione del Gran Premio d'Italia, in programma questo fine settimana a Monza, la schiera delle vetture che si doteranno di ala posteriore rotante sembra destinata a infoltirsi.
Dopo la Ferrari, pioniera sulla SF-26 della cosiddetta ala macarena, dopo la Red Bull e dopo la McLaren, anche Racing Bulls si è dotata di una soluzione simile, già testata nel corso della settimana passata in occasione di un filming day avvenuto a porte chiuse a Imola.
Le immagini immancabilmente trapelate dall'autodromo emiliano sembrano confermare che il sistema sia molto simile a quello del team Red Bull, caratterizzato da una rotazione dell'ala mobile attorno a un fulcro leggermente eccentrico, cosa che ribalta il flap mobile leggermente fuori dall'ingombro delimitato dalle paratie laterali e consente di aumentare sensibilmente il gap tra i due profili nel momento in cui questi si trovano in contrapposizione.
Racing Bulls sta percorrendo questa strada, confermando quanto aggressivamente il team faentino stia spingendo sugli sviluppi per massimizzare i risultati stagionali, già molto soddisfacenti. Tuttavia, il fatto che un quarto team abbia testato il suo sistema proprietario conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l'efficacia della rotazione del profilo mobile nella riduzione ulteriore della resistenza all'avanzamento rispetto a una soluzione più convenzionale.
L'ala rotante potrebbe davvero essere determinante sui prossimi, velocissimi tracciati in calendario, ovvero Monza e Baku.
Non vi è, al momento, ancora certezza che l'ala rotante della Racing Bulls sarà utilizzata sul tracciato brianzolo nelle sessioni che contano, ovvero in qualifica e in gara.

La prima metà di stagione ci ha infatti insegnato che il sistema è particolarmente ostico nella sua messa a punto, dato che la stessa Ferrari lo ha portato al debutto nei test pre-stagionali ma ne ha posticipato l'utilizzo in gara soltanto al Gran Premio di Miami.
Red Bull, che portò a sorpresa la propria estrema declinazione proprio a Miami senza alcun test preliminare, pagò estremamente cara questa scelta con i problemi patiti in Austria e a Silverstone. Da qui decise di sospendere il sistema per una gara per riproporne una versione riveduta e corretta in Ungheria.
McLaren, infine, ha da tempo approntato la propria versione ma non ha ancora deliberato il componente per la qualifica o per la gara.
L'ala rotante concede, quindi, i propri benefici solamente se il meccanismo di apertura e chiusura effettua il suo lavoro con la precisione e nei tempi richiesti dagli ingegneri, se la fluidodinamica che coinvolge il flap rotante è ben calcolata, controllata e verificata dalla prova della pista, soprattutto per quanto riguarda la delicatissima fase di riattacco e riallineamento della vena fluida.
La fase di chiusura, infatti, termina ripristinando la piena deportanza un istante prima che il pilota inizi la delicatissima fase di frenata.

Proprio su questa danza sul filo del rasoio si giocano tutte le potenzialità di questo espediente tecnico e la fiducia che il pilota riesce a riporre nella monoposto quando, per un istante, deve prepararsi alla staccata mentre l'aerodinamica di tutto il retrotreno della vettura è in una condizione instabile.
Per questo motivo, sebbene sulla carta sia un espediente formidabile, si può trasformare con estrema rapidità in un'arma a doppio taglio proprio su piste veloci come quelle che ci attendono, data l'importanza delle fasi di staccata.
D'altro canto, va anche ricordato che la gara di Monza, in questo nuovo quadro regolamentare, potrebbe riservare uno scenario estremamente differente rispetto al passato, con le vetture costrette a plafonare la propria velocità di punta in rettilineo per ricaricare la batteria, rendendo quindi le staccate meno estreme rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere fino a oggi.
Solo l'esame della pista ci dirà, quindi, quale decisione sarà presa da Racing Bulls e McLaren in merito ai propri sistemi di ala rotante.
Entrambi i team avrebbero molte ragioni per rischiarne l'utilizzo.
Racing Bulls vuole distanziare Alpine nella lotta per il quinto posto nel Mondiale costruttori, il primo posto alle spalle dei top team.
McLaren sente il desiderio di crescere e insidiare la Ferrari per il secondo posto assoluto dietro la Mercedes.
Entrambi i team hanno anche moltissime ragioni per evitare passi falsi e, pensando a McLaren, il team inglese guidato da Andrea Stella ci ha abituato all'introduzione di novità solo nel momento in cui vi è la piena certezza che possano fare effettivamente la differenza in pista.
Gli upgrade che l'hanno resa vincente in Ungheria e Olanda lo testimoniano.
Foto di copertina di Luca Martini / WHYOUT Images
In occasione del Gran Premio d'Italia, in programma questo fine settimana a Monza, Racing Bulls potrebbe adottare la propria soluzione già testata nel corso della settimana passata in occasione di un filming day avvenuto a porte chiuse a Imola.
Il fatto che un quarto team abbia testato il suo sistema proprietario conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l'efficacia della rotazione del profilo mobile nella riduzione ulteriore della resistenza all'avanzamento rispetto a una soluzione più convenzionale.
L'ala rotante potrebbe davvero essere determinante sui prossimi, velocissimi tracciati in calendario, ovvero Monza e Baku.
La prima metà di stagione ci ha tuttavia insegnato che il sistema è particolarmente ostico nella sua messa a punto, dato che la stessa Ferrari lo ha portato al debutto nei test pre-stagionali ma ne ha posticipato l'utilizzo in gara soltanto al Gran Premio di Miami.
Red Bull, che portò a sorpresa la propria estrema declinazione proprio a Miami senza alcun test preliminare, pagò estremamente cara questa scelta con i problemi patiti in Austria e a Silverstone. Da qui decise di sospendere il sistema per una gara per riproporne una versione riveduta e corretta in Ungheria.
McLaren, infine, ha da tempo approntato la propria versione ma non ha ancora deliberato il componente per la qualifica o per la gara.
L'ala rotante concede, quindi, i propri benefici solamente se il meccanismo di apertura e chiusura effettua il suo lavoro con la precisione e nei tempi richiesti dagli ingegneri, se la fluidodinamica che coinvolge il flap rotante è ben calcolata, controllata e verificata dalla prova della pista, soprattutto per quanto riguarda la delicatissima fase di riattacco e riallineamento della vena fluida.
Per questo motivo, sebbene sulla carta sia un espediente formidabile, si può trasformare con estrema rapidità in un'arma a doppio taglio proprio su piste veloci come quelle che ci attendono, data l'importanza delle fasi di staccata.
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