GP Singapore - Analisi strategie: disastro Ferrari, squadra assente e senza carattere
11/10/2026 20:00:00 Tempo di lettura: 9 minuti

Ci aspetta un’analisi delle strategie, per alcuni aspetti semplice e per altri molto complicata. Per prima cosa facciamo il punto complessivo della situazione, poi guarderemo più nel dettaglio cosa è andato storto con Hamilton e perché non ci sentiamo di attribuire totalmente al sette volte campione del mondo la colpa del mancato podio.

Procediamo per gradi. Innanzitutto, la vittoria di Max Verstappen (Red Bull) ci ha dimostrato due cose oggi: la prima è che la tattica più veloce era quella di affrontare il GP con una sosta, strategia andata per la maggiore. La seconda, però, è che non tutti sarebbero riusciti a completare la gara con Medie C4 e Soft C5, mantenendo un passo competitivo fino al termine della corsa. La prova di ciò non l’abbiamo avuta da Verstappen, ma da Lewis Hamilton (Ferrari).

Recap strategie

Fare il recap strategico oggi è piuttosto semplice. Verstappen vince l’evento puntando su una strategia Soft C5, con uno stint iniziale di 32 giri, e Medium C4. Scelta adottata e portata a termine egregiamente anche da Lando Norris (McLaren) e Liam Lawson (VCARB), capaci entrambi di ottenere un gran bel risultato. Oseremo dire superiore a quelle che erano le aspettative. Assieme a loro, ma fuori dai punti, abbiamo Bearman (Haas), Ocon (Haas), Sainz (Williams) e Alonso (Aston Martin). Un totale di sette piloti.

A pari merito, con altri sette piloti impegnati, abbiamo avuto la sua esatta speculare: gomme Medium C4 per affrontare il primo stint e Soft C5 per la seconda parte. Il migliore su questa tattica, e migliore è un parolone, è stato Hamilton (Ferrari), sesto al traguardo. Assieme a lui: Hulkenberg (Audi), Russell (Mercedes) e Hadjar (Red Bull), a punti, poi Gasly (Alpine), Lindblad (VCARB) e Bottas (Cadillac).

Singapore, Pirelli

Su una strategia alternativa, ma molto promettente, perché ha sfruttato il regime di Virtual Safety Car, resosi necessario al 39° giro a causa del ritiro di Lance Stroll (Aston Martin), abbiamo: Leclerc (Ferrari), Antonelli (Mercedes), Piastri (McLaren) e Perez (Cadillac). Tutti su due soste del tipo Soft, Medium, Soft. Questi piloti si erano fermati dopo circa 20 giri per montare le Medium e la gialla non stava permettendo loro di essere competitivi come avrebbero voluto. Nel loro caso la VSC è stata manna dal cielo. Montano la Soft per lo stint finale e riescono a essere molto più incisivi rispetto a chi non ha preso in considerazione la VSC per effettuare la sosta.

La gara vede inoltre 4 ritiri: Albon (Williams), Stroll (Aston Martin), Colapinto (Alpine) e Bortoleto (Audi).

L'errore di Hamilton nasce da una serie di circostanze

La gara non ha avuto molti episodi da analizzare, per cui possiamo passare subito al caso Hamilton. Un caso, tra l’altro, così particolare che ci permette di vedere tutti gli aspetti che avevamo deciso di trattare.

Ormai è un fatto consolidato. Non è solamente la Ferrari a non voler usare le C3. La mescola centrale tra quelle che Pirelli concede in uso, vestita di bianco a Singapore nel ruolo della Hard, è stata snobbata da tutti. Nessuno l’ha presa in considerazione. Il tempo che le è stato concesso nelle PL1 del venerdì aveva già chiarito la situazione.

Singapore, Hamilton

Da qui deriva la decisione dei team di portare a termine la gara con una sosta del tipo Medium C4 - Soft C5, al più Soft C5 - Medium C4. Almeno, questa era l’idea generale di partenza.

Le due strategie sono state equamente veloci, quindi di base la scelta della Ferrari di differenziare tra Leclerc e Hamilton al via non è stata un errore, anzi, ha aperto la strada a più opzioni.

Qui, però, veniamo al primo problema incontrato da Hamilton. Lewis ha affrontato il primo stint su Medium C4, il che significa che avrebbe dovuto fare un run molto più lungo rispetto a Leclerc, che aveva le Soft. Invece no. Mentre Charles riesce per gran parte dello stint a replicare ai tempi di Verstappen, Hamilton non è mai competitivo e al giro 18 decide di rientrare a montare le Soft. Decisamente troppo presto per pensare di percorrere 44 giri sulle Soft. E invece… è proprio quello che farà.

Nel momento in cui subentra la VSC al 39° giro, Hamilton è a 2’’7 di ritardo da Leclerc e a 8’’6 da Verstappen. La Ferrari richiama entrambi i suoi piloti al box. Charles rientra, ma Lewis, forse per esperienza, resta fuori. Le dichiarazioni sono discordanti. Non si capisce bene se sia stato un errore o una decisione presa dal pilota. Noi siamo più propensi a credere nella seconda ipotesi. Hamilton vede una possibilità. Quando si corre su un tracciato cittadino, le VSC di solito si trasformano in Safety Car, per cui, se fosse rientrato ai box, sarebbe rimasto sicuramente alle spalle di Leclerc, mentre se fosse rimasto fuori avrebbe avuto una chance, nello scenario di un’ipotetica Safety Car, di superare il compagno e poi di attaccare Verstappen una volta che il gruppo si fosse ricompattato. Purtroppo per lui, Stroll si ferma in una buona posizione, gli addetti al recupero sono veloci e anche il regime di VSC dura a malapena il tempo di un giro.

Singapore, Hamilton

A quel punto era chiaro che, se fosse rientrato ai box, avrebbe perso il podio, considerando che sia Leclerc che Antonelli avevano cambiato gomme. Charles impiega sei giri a chiudere il gap di 13’’ che aveva su Lewis e a superarlo. Al giro 46, dunque, era altrettanto chiaro che le gomme Soft si sarebbero inevitabilmente deteriorate nel finale e che effettuare una seconda sosta sarebbe stata la scelta più corretta.

Hamilton sbaglia, ma la Ferrari è stata totalmente assente

Ora si può dare la colpa a Hamilton per aver deciso di non rientrare ai box assieme a Leclerc, ma la domanda che vogliamo porvi è: che fine ha fatto la Ferrari nella restante parte di gara? Se Hamilton fosse rientrato nel corso del 46° giro, sarebbe tornato in pista in 5° posizione e con gomme Soft più fresche. Con 15/16 giri ancora da percorrere, forse sarebbe riuscito a farsi sotto a Norris, che aveva le Medie, o forse, alle brutte, avrebbe concluso la gara in quinta posizione, però in modo certamente più dignitoso e competitivo.

La Ferrari, invece, ha lasciato Hamilton solo e in balia del suo destino. Il team ha osservato il proprio pilota affogare senza gettargli nemmeno una ciambella di salvataggio. Un atteggiamento che non si addice alla squadra di Maranello. Un gruppo assente sia in gara che dopo. Anche quando Hamilton ammette i propri errori. Lewis ha fatto un errore al 39° giro: c’era quasi metà GP da completare a quel punto.

Hamilton ha preso decisioni importanti e corrette molte volte nel corso dell’anno. Quello di oggi è stato uno dei pochi errori fatti in stagione e di certo non meritava un trattamento simile. Forse in Ferrari la frase “si vince e si perde insieme” vale solamente quando le cose vanno bene. L'unica persona che oggi ha dimostrato un po' di carattere, prendendosi le sue responsabilità, è stato Hamilton.

Singapore, Pirelli

Il resoconto della Pirelli

Le considerazioni di Dario Marrafuschi, direttore motorsport Pirelli, nel post gara: “La strategia ad una sosta ha funzionato come da previsione. La C5 è stata la grande protagonista. Ha consentito stint molto lunghi mantenendo un buon livello di prestazione. I piloti che l’hanno utilizzata per circa metà gara hanno accusato un calo prestazionale soltanto nelle fasi finali”.

“La Hard non ha rappresentato una scelta strategicamente interessante per le scuderie. Offriva poco grip, mentre la C4, nonostante sia più morbida, ha mostrato un degrado pressoché nullo, ma non ha garantito vantaggi concreti in una gara già orientata verso la singola sosta. Il degrado degli pneumatici è stato in linea con quanto avevamo già osservato nelle prove libere. L’usura è risultata gestibile, pur richiedendo una certa attenzione soprattutto al posteriore destro”, ha concluso l’italiano.


Foto copertina: X, Ferrari

Foto interne: X, Ferrari

Grafiche interne: Pirelli

Articolo modificato il 11.10.2026 alle ore 20.07

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