Il GP del Giappone 2025 ha rappresentato il primo weekend in Formula 1 da pilota Red Bull per il nipponico Yuki Tsunoda. Giunto alla sua quinta stagione, il 24enne non è più considerato un conducente alle prime armi. Da lui ci si attendevano delle performance migliori rispetto a quelle del retrocesso (semi-rookie) Liam Lawson, tornato a guidare per la VCARB. Tuttavia si era consapevoli che per lui sarebbe stato complicato adattarsi velocemente con così poco preavviso.
In effetti non ci si attendevano delle grandi differenze rispetto al neozelandese (almeno nella prima gara) e così è stato. Tolto un venerdì in cui ha mostrato delle cose buone, la qualifica e la gara lo hanno visto escluso in entrambe le circostanze dalla top-10. Yuki si è dovuto arrendere ad una misera 12° posizione alla domenica. Segno che non basta essere determinati per ottenere risultati in Red Bull, occorre qualcosa di più.
Per prima cosa occorrerà tempo, e non c’è nulla di male in questo, se non fosse per le dichiarazioni fatte la scorsa settimana alla vigilia del suo GP di casa a Suzuka: “Non voglio aumentare troppo le aspettative, ma per questo Gran Premio del Giappone voglio finire sul podio”, aveva detto (leggi qui).

Tsunoda è fortunato a guidare una Red Bull. Se al posto della RB21 stesse al volante della SF-25 e alla vigilia dell’esordio con la squadra avesse rilasciato delle simili dichiarazioni, a quest’ora la stampa italiana e forse anche quella internazionale ne avrebbero fatto un caso.
È giusto che Yuki si prenda il suo tempo e cerchi di ambientarsi senza troppa pressione alla nuova squadra. L’unico consiglio che gli diamo, dal momento che ci saranno già il consulente Helmut Marko e il team principal Christian Horner a richiedere un veloce adattamento, è quello di non autosabotarsi lungo il cammino. Il rischio di rilasciare dichiarazioni di questo tipo è proprio quello.
Foto: Red Bull Racing
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