La scorsa settimana, durante l’ultima sessione di test in Bahrain di questo ricchissimo pre-campionato, si è riunita la F1 Commission con l’obiettivo di trovare un accordo sulle prove da effettuare sulle power unit per mettere a tacere una volta per tutte le voci sul valore del rapporto di compressione raggiunto dalla Mercedes.
Mercoledì 18 febbraio, al termine dell’incontro tra la FIA, Formula 1 e i cinque costruttori di motori (Ferrari, Mercedes, Cadillac, Honda e Red Bull Powertrains), era stato stabilito che dal 1° di agosto sarebbe stato introdotto un ulteriore test a 130°C (definito a caldo) tramite in quale si avrebbe avuto un maggiore controllo sulla fisica interna alla camera di combustione di tutti i produttori, ma soprattutto su quello Mercedes.
Tuttavia, secondo quanto avrebbe appreso Motorsport-magazine.com, sarebbero nati ulteriori fenomeni di malcontento che avrebbero spinto la FIA ad anticipare l’intervento al 1° di giugno. A partire da tale data la Federazione effettuerà un doppio controllo a freddo e a caldo (130°C) sulla power unit, mentre dal 2027 effettuerà solamente dei test a caldo.

Tale disposizione sembra aver tranquillizzato gli animi, ma non è ancora chiaro quale sia il vantaggio reale tratto dalla Mercedes. All’inizio della vicenda si vociferava che la casa di Stoccarda riuscisse a far lavorare la camera di combustione con un rapporto 18:1, ben superiore ai 16:1 imposti da regolamento. Ora, la testata tedesca, secondo le informazioni da lei raccolte sul campo, parla di un 16,3:1 come valore massimo raggiunto.
Ovviamente superare il valore 16:1 comporterebbe un vantaggio, ma è già molto più ridimensionato rispetto a quanto veniva affermato a gennaio. Le squadre motorizzate Mercedes sono tranquille e ora, avendo ottenuto ciò che volevano, lo sono anche i competitor. Forse si riuscirà ad iniziare il mondiale senza ulteriori polemiche, dal momento che manca una settimana esatta al ritrovo dei team sul circuito dell’Albert Park a Melbourne.
Foto: Mercedes
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