Per Fred Vasseur il venerdì dell’Ungheria è un esercizio di restare con i piedi per terra: la Ferrari ha iniziato bene, ha mostrato ritmo con Lewis e Charles, ma il team principal non concede spazio alle illusioni. Il venerdì potrebbe essere un’illusione. Budapest inganna, allarga i distacchi, sporca le sensazioni. Eppure, dentro questo contesto, la Ferrari sembra aver trovato equilibrio e direzione.

La giornata scorre con una Ferrari ordinata, presente, pulita nelle sensazioni e con tempi buoni. Vasseur lo riconosce, ma mantiene l’equilibrio: «Finora tutto bene», dice, e subito dopo ricorda che «non è di venerdì che si fa la pole, e ancor meno che si vince la gara».
È il suo modo di abbassare le aspettative su una squadra che ha sempre gli occhi puntati su di sé, proteggendola da letture premature e ricordando che il sabato è sempre un’altra storia.
C’è anche un dettaglio che pesa: Norris non ha completato i giri, così come la Mercedes, che è sembrata troppo in difficoltà per essere credibile. Lo cita quasi di sfuggita, ma basta per capire che i tempi non sono una fotografia fedele. Eppure, dentro questa prudenza, resta un punto fermo: «È buono iniziare così il weekend».
La Ferrari non sta cercando conferme: sta costruendo il suo weekend passo dopo passo.
Il pomeriggio è più sporco, più frammentato, più tipico di Budapest. Infatti, è lo stesso Vasseur a definirlo «un po’ più caotico», e la parola basta per immaginare la pista: macchine ovunque, bandiere rosse, giri spezzati. Ma dentro quel caos emerge qualcosa che vale più di un tempo: «finora l’equilibrio è buono».
Equilibrio, qui, non è un concetto tecnico quanto piuttosto una sensazione. Significa che la macchina risponde, che i piloti possono fidarsi e che la squadra può leggere il comportamento senza inseguire la pista. Vasseur guarda già al sabato con una calma che sembra quasi una promessa: domani, con la pista più libera, «sarà un po’ più facile fare un giro pulito».
La Ferrari non ha bisogno di un venerdì perfetto: ha bisogno di una base e oggi ha dimostrato di averla.
Foto copertina di Luca Martini / WHYOUT Media
Foto interna di Luca Martini / WHYOUT Media