Le prove libere di ieri hanno confermato le difficoltà che l'Aston Martin temeva alla vigilia del Gran Premio d'Italia. Sul circuito dove, più di tutti, efficienza e potenza della power unit assumono un peso determinante, la AMR26 è rimasta nelle ultime posizioni e Lance Stroll non ha nascosto i problemi: mancano ancora potenza e guidabilità.
«È andata più o meno come ci aspettavamo», ha ammesso il canadese. «Abbiamo ancora molte aree nelle quali dobbiamo migliorare, soprattutto per quanto riguarda la guidabilità e la potenza. La macchina non è ancora dove vorremmo che fosse, quindi c'è ancora del lavoro da fare. Realisticamente sarà un weekend difficile».
Indicazioni che riportano inevitabilmente l'attenzione sulla Honda. La Casa giapponese ha introdotto a Monza un aggiornamento della propria power unit, ma il passo avanti non sembra essere stato sufficiente per colmare il deficit. Nelle ultime settimane il lavoro si sarebbe concentrato soprattutto sulla guidabilità, dopo i problemi nell'erogazione della potenza riscontrate nei principali transitori, in frenata e nella prima fase di percorrenza delle curve.
Mike Krack non ha però scaricato tutte le responsabilità sul motorista: «Anche noi siamo chiamati a fare la nostra parte. Possiamo aiutare attraverso il cambio e l'aerodinamica», ha spiegato l'ingegnere Aston Martin.
In questo scenario assumono inevitabilmente un significato particolare anche le parole di Fernando Alonso su Honda. Lo spagnolo conosce molto bene il motorista giapponese e, soprattutto, conosce cosa significa aspettarne i progressi.
Il riferimento corre immediatamente agli anni della travagliata partnership McLaren-Honda, dal 2015 al 2017. Una fase nella quale Alonso fu spesso estremamente critico nei confronti della power unit nipponica, diventando protagonista di alcuni team radio rimasti nella storia recente della Formula 1. Il più famoso arrivò proprio a Suzuka nel 2015, quando definì il motore un «GP2 engine», esasperato dalla differenza di velocità rispetto agli avversari.
Da allora Honda ha compiuto un percorso completamente diverso, arrivando a vincere mondiali con Red Bull prima di intraprendere la nuova avventura da motorista ufficiale Aston Martin nel 2026. Il ricongiungimento con Alonso aveva quindi un forte valore simbolico: una seconda possibilità dopo il fallimento McLaren, questa volta con ambizioni dichiaratamente iridate, ma Monza sta ricordando quanto sia ancora complesso il percorso.
Il venerdì di Alonso è stato inoltre complicato da un problema elettrico nelle FP2, che lo ha costretto a iniziare in ritardo il programma pomeridiano. Pedro de la Rosa ha confermato le difficoltà: «Sapevamo che Monza sarebbe stata difficile per noi. Fernando ha avuto un problema elettrico in garage che ha ritardato l'inizio del suo lavoro nelle FP2, mentre Lance è riuscito a completare un buon numero di giri. Abbiamo comunque raccolto dati preziosi».
Insomma Honda è nuovamente chiamata a rincorrere, e Alonso ad aspettare. Questa volta, però, entrambi sperano che la storia possa avere un finale molto diverso.
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