Fin dal momento in cui l’AMR26 è scesa in pista ha attirato tutti i riflettori su di sé. Non solo perché si trattava della prima Aston Martin uscita dal genio di Adrian Newey, ma soprattutto perché si è già dimostrata degna di esserlo. Soluzioni estreme per quanto riguarda l'impianto di refrigerazione del motore, pance strettissime e rastrematissime, unite ad una sospensione posteriore da brividi, fanno dell’AMR26 l’auto che tutti faranno la fila per poterla osservare.
Con la vettura giunta a Barcellona soltanto nella serata di mercoledì, però, ci sono ancora molte incognite sulla bontà del progetto. Sul lavoro fatto da Newey, si tende a dare un nove sulla fiducia, mentre l’aspetto che preoccupa maggiormente è il livello di affidabilità e di prestazioni che la power unit Honda, riuscirà a garantire sin dalle prime tappe del mondiale.
L’AMR26 ha raccolto poco più di 50 giri nei giorni che ha girato, con Stroll fermato da un problema tecnico all’esordio. Nei prossimi test che si terranno in Bahrain dall’11 al 13 febbraio, l’attenzione sarà volta tutta sull’interazione tra vettura e power unit: “In Spagna abbiamo avuto la prima vera interazione tra vettura e motore”, ha esordito Shintaro Orihara, responsabile delle operazioni di pista Honda stando a quanto riportato da ‘Marca.com’.

L’obiettivo per i test in Bahrain è dunque presto detto: "Nonostante la partnership tecnica tra noi e Aston Martin sia nata nel 2023, siamo ancora in una fase di apprendimento. Finora è stato tutta teoria e simulazione. Vogliamo accumulare chilometri e raccogliere dati per capire come funzione l’RA62H (la nuova power unit, ndr) sull’AMR26”, ha concluso Orihara senza fare mistero dell’attuale apprensione attorno alle potenzialità del progetto Honda.
Foto copertina: X, Aston Martin (descrizione: un'immagine della power unit Honda denominata RA62H, l'unità che spingerà l'AMR26 sulle piste di F1)
Foto interna: X, Honda (descrizione: Shintaro Orihara, responsabile operazioni di pista Honda)
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