In questi giorni tiene banco la discussione sul rapporto di compressione a cui sembra poter lavorare l’ICE della Mercedes. Sebbene il regolamento blocchi tale valore a 16:1, il costruttore di Stoccarda sembrerebbe aver alzato l’asticella raggiungendo i 18:1 quando il motore è caldo, a temperatura d’esercizio.
Le indiscrezioni hanno raggiunto i tavoli della FIA, la quale ha recentemente affermato tramite il proprio responsabile tecnico, Nikolas Tombazis, attraverso un video pubblicato su You Tube, che tali insinuazioni sono vere: “Ci sono degli ingegneri molto intelligenti in F1 e alcuni hanno escogitato un modo per aumentare il rapporto di compressione a motore caldo. La discussione sta avvenendo proprio per questo motivo”.
Ovviamente il tecnico greco non fa nomi, ma è chiaro a chi sia rivolto il riferimento. La Mercedes avrebbe escogitato un sistema intelligente per cui, quando i test a freddo vengono svolti, il rapporto di compressione risulta 16:1, mentre poi a caldo, riuscirebbe a spingersi fino a 18:1. Per questo la FIA e gli altri costruttori hanno spinto per introdurre dei nuovi metodi di verifica entro Melbourne, e solo il tempo ci dirà a cosa porteranno.
Se vi state chiedendo però se fosse questo il punto del discorso, vi possiamo rispondere con un secco no. La FIA aveva bloccato il rapporto ad un valore, misurabile attraverso dei test a freddo. Quel valore la Mercedes lo rispetta e dunque è regolare. Però… La Federazione si ostina a fomentare il pensiero degli avversari della casa di Stoccarda, dando loro credito e proponendo dei test alternativi, che oltretutto non eseguirà a partire dal 2027. No, certo che no. Li farà subito, prima di Melbourne.

La cosa è abbastanza divertente già così se la osserviamo da un punto di vista tecnico: non osiamo immaginare le implicazioni che questo potrà avere sul prodotto finale, con modifiche non solo al progetto, ma a tutte le procedure che portano alla definizione e alla realizzazione del prodotto finito. Diciamo poi che la FIA, con grande nonchalance, ci mette il carico da 11: “Vogliamo che la competizione si svolga in pista e non nel collegio dei commissari o in tribunale. Siamo determinati a rendere questo un campionato di competizione tra i migliori piloti e ingegneri. Non un campionato di chi è il più scaltro nell’interpretare le regole”, ha affermato Tombazis sempre nel video.
E scusate se lo chiediamo a voi: 'se il mondiale non si svolge in pista, ma nel collegio dei commissari, la colpa di chi è?' Non si può fare 'scarica barile' così sui team per inefficienze interne all’ente di controllo.
Se la FIA non vuole che le discussioni avvengano in un’aula di tribunale, la cosa sarebbe semplice: il motore così com’è è regolare? Due alternative, sì/no! Se è legale gli altri costruttori dovranno recuperare il gap, se non lo è ‘saluti e baci’, finché il costruttore non è in possesso di un motore regolare non può sostenere appuntamenti iridati.
È chiaro che i tecnici, data l’esistenza di un regolamento, lavorino e lottino per essere al limite con ogni soluzione. Deve essere loro il compito di dire: 'Managgia, mi sto inoltrando in un'area grigia. Forse sarebbe meglio rientrare nei ranghi?' Certo che no! Sta alla FIA giudicare se quanto presentato dai tecnici è legale o no.
Emanare delle TD o modificare i metodi di controlli a regolamento in corso crea confusione e molto onestamente, non è nemmeno troppo rispettoso verso quei tecnici che hanno passato ore a studiare e interpretare il regolamento, hanno avuto un’idea molto buona, e infine si vedono ora cambiare le regole del gioco a tre settimane dal primo GP della stagione.
Foto copertina e interna: VIDEO FIA
Leggi anche: Test Bahrain: le morbide dovranno attendere, ancora gomme dure come a Barcellona
Leggi anche: Brown crede in Norris: stessa mentalità di Hamilton, Verstappen e Schumacher
Leggi anche: McLaren, Brown: «Non immagino un GP d'Australia senza le power unit Mercedes»
Leggi anche: ADUO: diritto esclusivo FIA di attuare azioni correttive sulle omologazioni