La Formula 1 è tornata. Il Circus ha iniziato la stagione 2026 a Melbourne, in un fine settimana che ha visto George Russell e la Mercedes dominare la concorrenza. Mentre l'Aston Martin ha mostrato tutte le sue fragilità.
Vista la natura dei nuovi regolamenti, che prevedono un motore composto al 50% dalla componente termica ed al 50% da quella elettrica, non sono mancate le polemiche per quella che è, a tutti gli effetti, una categoria estremamente diversa da quella che gli appassionati avevano imparato a conoscere.
E, come spesso accade, una nuova era tecnica comporta uno stravolgimento dei valori in pista: il campione del mondo del 2025 (Lando Norris) alla guida di una vettura progettata dal team che ha vinto gli ultimi due titoli mondiali costruttori (McLaren) ha tagliato il traguardo in quinta posizione. Lontano più di 35 secondi dal podio e più di 50 secondi dalla vittoria.
Al termine di una gara alquanto avvincente nelle prime fasi, la Mercedes ha confermato la superiorità vista in qualifica e conquistato una doppietta, con George Russell davanti all'italiano Kimi Antonelli.
La Ferrari si è dovuta accontentare di un podio (nel 2025 ne erano arrivati appena 7 in 24 gran premi) con Charles Leclerc, mentre Hamilton ha confermato il suo miglior risultato con la Rossa nella giornata di domenica: un quarto posto (ne aveva ottenuti 4 lo scorso anno).
Magari i Tifosi si aspettavano qualcosa in più, o magari non avevano più aspettative nei confronti di un team che non trionfa dal 2008. In ogni caso, bisogna fare un passo indietro.
Premessa doverosa, senza la quale il discorso non può continuare: le aspettative - mediatiche e non solo - nei confronti della Ferrari saranno sempre superiori a quelle di qualunque altra squadra.
Passano gli anni e la Rossa continua a non vincere, ma la storia non si cancella: la Scuderia è, senza dubbio alcuno, un'icona della Formula 1 e, in quanto tale, è obbligata a vincere sempre e comunque.
Eppure, è giusto non farsi abbagliare dai (sacrosanti) riflettori che sono sempre puntati sul team di Maranello. Bisogna mettere tutto in prospettiva. Attuare quel processo che viene definito più comunemente "consestualizzazione".
E allora, contestualizziamo. Appena 12 mesi fa, la Ferrari arrivava a Melbourne obbligata a lottare per la vittoria. Obbligata a dimostrare di poter lottare per il titolo.
Perché "obbligata"? Non solo perché si chiama "Ferrari", ma anche e soprattutto per i proclami dell'inverno. Eventi su eventi, dichiarazioni su dichiarazioni, frasi su frasi pronunciate dai protagonisti del team, tutti per lanciare un solo messaggio: per il Mondiale ci siamo anche noi.
Primo weekend della stagione. Quarta fila in qualifica e non più di un ottavo e un decimo posto in gara. Un ottavo e un decimo posto.
Quella di Melbourne dello scorso anno è stata l'alba di una stagione che, da quel punto in poi, sarebbe andata solamente di male in peggio.
Per il 2026, allora, cambio di strategia: la priorità diventa lavorare in silenzio. E far parlare la pista. Obiettivo quasi centrato già alla prima chiamata.
Essere seconda forza in Australia significa essere "il primo dei perdenti", come avrebbe detto il fondatore Enzo, ma significa anche essere inferiori solamente alla Mercedes, che ha fatto qualcosa di tanto eccezionale quanto controverso con il proprio motore. Un motore che ha costretto la FIA a intervenire con un cambio regolamentare che entrerà in vigore dal 1° di giugno.
Ritrovarsi dietro alla Mercedes è stata, per Leclerc & company, una delusione. Lo si legge negli occhi del monegasco: anche quest'anno la Rossa non parte come favorita per la conquista del titolo.
Eppure, non è neanche totalmente dispersa. A differenza di qualcun altro che, negli ultimi 12 mesi, parlava eccome di poter dare fastidio ai rivali. E che invece ha faticato a mettere la macchina in pista, figuriamoci a competere.
Un progetto multimilionario. Fernando Alonso (due volte campione del mondo) al volante. Adrian Newey (miglior ingegnere nella storia della Formula 1) come capo progetto, e successivamente anche come figura leader dell'intera squadra. Una galleria del vento di ultima generazione. Un fornitore di motore unico (Honda).
Sulla carta, gli elementi per vedere un'Aston Martin vincente sin da subito non mancavano affatto. Invece, ecco che il team britannico si ritrova in uno scenario senza precedenti.
Non manca solo la prestazione della vettura, manca la possibilità di portarla al traguardo in una maniera che sia sicura per i piloti. A detta di Newey, "Stroll e Alonso rischierebbero danni ai nervi a causa delle vibrazioni provocate dal motore".
L'ennesimo fallimento di Honda, che non si è fatta trovare assolutamente preparata. Esattamente come accaduto nel 2015 con la McLaren, ma in proporzioni decisamente peggiori.
La monoposto arriva in ritardo a Barcellona, nel primo test non ufficiale della stagione. Poi completa di gran lunga centinaia di giri in meno alla concorrenza nelle sessioni del Bahrain. E successivamente ritira due volte la stessa macchina in un solo gran premio, utilizzato come "test". Questo è il riassunto dell'operato dell'Aston Martin sin qui.
Una squadra che doveva lottare per le prime posizioni si ritrova in una posizione tutt'altro che comoda, e da cui non sarà facile ripartire.
E allora, la domanda sorge spontanea: cosa sarebbe successo se la Ferrari avesse iniziato la nuova era della Formula 1 come lo ha fatto l'Aston Martin? Anzi, con un centesimo dei problemi che il team britannico si ritrova a dover risolvere.
Cosa sarebbe successo? O meglio, dopo quanto tempo ci sarebbe stata una rivolta popolare a Maranello? Dopo quanto tempo Leclerc e Hamilton avrebbero scelto altre strade per il futuro? Per quanto tempo avremmo dovuto leggere articoli e articoli sul fallimento totale della Rossa.
Certo, con i "se" e con i "ma" non si scrivono pagine di storia. Nella maggior parte dei casi, si ipotizza semplicemente l'esistenza di un universo parallelo, in cui le cose sarebbero andate diversamente.
Forse, in fondo, anche se ti chiami Ferrari e qualsiasi risultato che non sia la vittoria è insufficiente a priori, essere seconda forza non è poi così male.
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