Storie di Formula 1 - Nelson Piquet

Storie di Formula 1

By:
3154

L'amico Paolo Marcacci, ha realizzato e sta realizzando per noi una serie di articoli dedicati alle leggende della Formula 1. Storie di uno sport pionieristico fatto di cavalieri e cavalli a volte troppo difficili da domare. Racconti che sono quasi dei dipinti, con tratti e toni a volte poetici ed a volte epici, per raccontare di questi eroi immortali di una Formula 1 che non esiste più.

Vi lascio a Paolo ed alla sua rubrica - Storie di Formula 1 - e vi invito a leggere anche il suo bellissimo libro "Villeneuve. Il cuore e l'asfalto" dedicato a quel giovane pilota canadese che aveva stregato uno come il Drake Enzo Ferrari.

Buona lettura,

Ing. Daniele Muscarella
Formula 1 Web Magazine


Storie di Formula 1

Per me erano degli eroi. È questa la quintessenza della mia ammirazione, vissuta attraverso la lente deformante dell'entusiasmo infantile. Strizzavano l'occhio alla telecamera da uno dei due buchi della maschera di amianto, sotto i caschi variopinti, ognuno dei quali li rendeva non solo riconoscibili, ma anche inconfondibili, unici. Irripetibili, ognuno con la sua personalità, il suo stile; dentro e fuori dall'abitacolo. Mario Poltronieri aveva un tono di voce che si faceva metallico, il suo racconto dei giri, delle soste, delle uscite di pista sembrava l'unico controcanto possibile con il frastuono che levigava l'asfalto. Era lo sciamano che col suo racconto metteva in contatto gli uomini comuni con quella ventina di individui che, unici al mondo, riuscivano a non farsi esplodere il cuore ogni volta che il nastro grigio dell'asfalto si trasformava in una specie di fune impazzita che strangolava l'orizzonte, tentando di pugnalare i riflessi a ogni cambio di marcia, a ogni frenata.
C'era qualcosa di solenne quando l'inquadratura stringeva sul casco rosso di Niki Lauda, con la maschera bianca che lasciava intravedere attorno alle orbite le grinze della sua seconda vita. La Brabham di Nelson Piquet, che rilasciava sempre un pugno di parole stropicciate poco prima del via, aveva la grande scritta Parmalat che le fasciava i fianchi, la striscia nera che l'attraversava nel mezzo, segnando il suo profilo da squalo. Ogni volta che Nigel Mansell si toglieva il casco, ti ricordavi che aveva i baffi, era forse l'unico ad averli, da quando aveva smesso Keke Rosberg. Le Ferrari si specchiavano nelle lenti degli occhiali di Mauro Forghieri, quando si chinava a scambiare le ultime impressioni con i suoi piloti, già stesi nell'abitacolo. Si chinava un poco di più per parlare con Gilles Villeneuve, che era piccolo e aveva un viso delicato, con un filo di malinconia, anche quando saliva sul podio.


A Gilles ho avuto la fortuna di dedicare un libro e attraverso quel libro ho conosciuto gli amici di Formula1.it. Eccoci qua, dunque, con le nostre suggestioni e la bocca mezza aperta per lo stupore, ancora oggi, ogni volta che ammiriamo una macchina da corsa, sbirciandone ogni centimetro, scrutandone ogni appendice, ogni appiglio alla sua prestazione. 

Vi confiderò un'idea totalmente folle e irragionevole (due aggettivi che hanno qualcosa a che fare con le corse, in effetti): ancora oggi penso che un giorno riuscirò a farci almeno qualche giro, con una di quelle macchine. Non so pensare a un privilegio più esclusivo. O, forse, molto più probabilmente, c'è una parte di me che non è mai cresciuta e che ancora si emoziona nel ripensare all'ammirazione incondizionata che provavo quando vedevo la McLaren di Alain Prost vestita Marlboro, mentre lui aveva lo sguardo impassibile prima di abbassare la visiera. O quando ripensa che in quei gran premi in piena estate, quando il caldo sembrava fondere l'orizzonte e sciogliere i marchi pubblicitari in lontananza, neppure il sole riusciva a essere giallo come il casco di Ayrton Senna. Poche cose contengono più poesia della solitudine di un uomo solo di fronte al rischio più assoluto; poche cose sono più degne di essere raccontate. Formula1.it mi offre il privilegio di farlo, lo devo a quel ragazzino che ogni volta si incantava nello sfogliare all'infinito la sua copia di "Autosprint", che ancora oggi costruisce modellini delle macchine che guidavano Stewart, Fittipaldi, Regazzoni. Scrivere la loro epopea, dei piloti come delle macchine, sarà un po' come guidarle, con la fantasia.

Paolo Marcacci

Articoli della rubrica:


Tag
storie f1 | paolo marcacci | james hunt | gunnar nilsson | francois cevert | jim clark |


Commenti
- Formula1.it
L'amico Paolo Marcacci ha realizzato e sta realizzando per noi una serie di articoli dedicati alle leggende ...

Lascia un commento

Per commentare gli articoli è necessario essere iscritti alla Community F1WM.

Inserisci i dati del tuo account dal link "Log In" in alto, se non sei ancora un utente della nostra Community, registrati gratuitamente qui.

Registrati



Community Formula1.it