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La Red Bull arrivò al 2011 da campione del mondo in carica e confermò l’intero asse tecnico-sportivo che aveva costruito il titolo del 2010: Sebastian Vettel e Mark Webber in pista, Christian Horner alla guida del team e Adrian Newey come riferimento progettuale. La stagione, però, non fu una semplice prosecuzione dell’anno precedente: l’arrivo delle gomme Pirelli, il ritorno del KERS e l’introduzione del DRS cambiarono il modo di gestire qualifiche, gare e sviluppo della monoposto.
Il risultato fu nettissimo. La Red Bull vinse il mondiale costruttori con 650 punti, davanti alla McLaren, mentre Vettel conquistò il suo secondo titolo piloti con largo anticipo, già in Giappone. Il tedesco chiuse l’anno con 11 vittorie e 15 pole position, superando il record stagionale di Nigel Mansell. Webber terminò terzo nel mondiale e vinse l’ultima gara in Brasile, completando una stagione in cui la squadra ottenne 12 successi complessivi e 18 pole su 19 Gran Premi.
La superiorità fu particolarmente evidente al sabato. La RB7 sembrava spesso in grado di costruire il proprio vantaggio già in qualifica, permettendo a Vettel di controllare molte gare dalla testa. Non mancarono giornate più complesse, come il Canada, dove un errore nel finale costò al tedesco la vittoria contro Jenson Button, o la Germania, una delle poche gare in cui la Red Bull non riuscì a esprimere il proprio standard abituale. Nel complesso, però, il margine tecnico e operativo fu più ampio rispetto al 2010.
La RB7 era l’evoluzione della RB6, ma adattata con grande efficacia al nuovo quadro regolamentare. Montava il V8 Renault RS27 da 2,4 litri, il KERS e pneumatici Pirelli, ma il suo vero punto di forza era l’integrazione aerodinamica. Il lavoro sugli scarichi soffiati e sul diffusore permise alla vettura di generare grande carico al posteriore, soprattutto nelle fasi di percorrenza curva. A questo si aggiungevano un retrotreno molto compatto, un assetto rake marcato e una gestione dei flussi estremamente raffinata.
Rispetto al 2010, il salto più importante non fu nella formazione, rimasta invariata, ma nella maturità della squadra. La Red Bull non era più soltanto il team emergente più veloce, ma una struttura capace di trasformare il vantaggio tecnico in dominio sportivo. La partnership con Renault assunse inoltre un peso ancora maggiore, con Red Bull di fatto riferimento principale del motorista francese dopo il ridimensionamento del team ufficiale Renault.
Una curiosità significativa riguarda proprio il tema tecnico più discusso dell’anno: gli scarichi soffiati furono al centro di continui chiarimenti regolamentari, ma la Red Bull riuscì a conservarne l’efficacia meglio di quasi tutti gli avversari. Vettel, come da abitudine, diede anche un nome alla sua monoposto: la RB7 venne chiamata “Kinky Kylie”, dettaglio leggero dentro una delle stagioni più dominanti dell’era moderna.
Gran Premio d'Australia del 2005
Gran Premio della Cina 2009
| Anno | Monoposto | Motore | Punti |
|---|---|---|---|
| 2026 | Red Bull RB22 | Ford Red Bull | 30 |
| 2025 | Red Bull RB21 | Honda RBPT | 451 |
| 2024 | Red Bull RB20 | Honda RBPT | 589 |
| 2023 | Red Bull RB19 | Honda RBPT | 860 |
| 2022 | Red Bull RB18 | Red Bull RBPTH001 | 759 |
| 2021 | Red Bull RB16B | Honda RA620H | 585,5 |
| 2020 | Red Bull RB16 | Honda | 319 |
| 2019 | Red Bull RB15 | Honda RA619H | 417 |
| 2018 | Red Bull RB14 | TAG Heuer | 419 |
| 2017 | Red Bull RB13 | TAG Heuer | 368 |
| 2016 | Red Bull RB12 | TAG Heuer | 468 |
| 2015 | Red Bull RB11 | Renault Energy F1-2015 | 187 |
| 2014 | Red Bull RB10 | Renault Energy F1-2014 | 405 |
| 2013 | Red Bull RB9 | Renault RS27-2013 | 596 |
| 2012 | Red Bull RB8 | Renault RS27-2012 | 460 |
| 2011 | Red Bull RB7 | Renault RS27-2011 | 650 |
| 2010 | Red Bull RB6 | Renault RS27-2010 | 498 |
| 2009 | Red Bull RB5 | Renault RS27 | 153,5 |
| 2008 | Red Bull RB4 | Renault RS27 | 29 |
| 2007 | Red Bull RB3 | Renault RS27 | 24 |
| 2006 | Red Bull RB2 | Ferrari 056 | 16 |
| 2005 | Red Bull RB1 | Cosworth Racing TJ2005 | 34 |